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Energia

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Biocarburanti:
La canna comune come fonte energetica
 

Simona Garenna
12/20/2010
 

 

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Nel nostro articolo sui biocarburanti avevamo messo in luce quelli che potrebbero essere i problemi e i rischi associati alla produzione di questi combustibili di ultima generazione: sottrazione di aree per la coltivazione alimentare, aumento dei prezzi delle materie prime, problemi per l’alimentazione mondiale e avevamo individuato nelle alghe una possibile soluzione a queste problematiche.

La scienza però non si è fermata e ha fatto un altro passo avanti. Arriva dall’Italia la svolta verso una nuova materia prima utilizzabile nella produzione  di carburante biologico: la canna comune, o per meglio chiamarla con il suo nome botanico Arundo donax

La scelta di questa pianta è stata messa a punto nei laboratori di ricerca dalla multinazionale M & G (Mossi e Ghisolfi) seguendo cinque principi che ne fanno un carburante biologico di seconda generazione. Innanzi tutto l’etica. I ricercatori infatti volevano trovare una materia prima che non fosse commestibile né per l’uomo né per gli animali (così da non ridurre le risorse alimentari) e che si potesse coltivare su terreni in disuso, marginali e poveri. Poi si è pensato alla convenienza economica: serviva una pianta che necessitasse poca acqua e concimi, che fosse disponibile tutto l’anno e che fosse autoctona, rifacendosi così anche indirettamente al concetto del KM 0. “Dopo cinque anni di ricerche e sperimentazioni, l’abbiamo trovata”, spiega l’ingegnere Giuseppe Fano, direttore M & G del centro di ricerca. “È la canna comune, che ha tutte le caratteristiche necessarie e inoltre fornisce 40 tonnellate per ettaro di sostanza secca equivalente e, una volta lavorata, consente di ottenere 10 tonnellate per ettaro di bioetanolo, addirittura di più di quanto si ricava dalla canna da zucchero in Brasile”.

Oltre alla novità della pianta da utilizzare, la rivoluzione sta nell’”ecologizzazione” di tutta la filiera. Infatti la canna deve provenire da un’area non più distante di 30-35 chilometri per evitare i costi di trasporto e rimanere competitiva nei prezzi ma a noi romantici piace pensare che così si risparmia all’ambiente tanta CO2. Anche il processo di produzione è semplice e non necessita di additivi chimici: la canna viene sminuzzata, cotta e fermentata. Dopo di che il liquido risultante viene sottoposto ad altri passaggi per aumentare la sua capacità alcolica fino a raggiungere una concentrazione del 99%. I materiali di scarto, lignina e acque reflue, vengono a loro volta riciclati: la lignina ha un altissimo potere calorifico e viene riutilizzata per alimentare l’impianto e le acque contengono abbastanza carbonio per poterne ricavare piccole quantità di metano e biogas.

Il primo impianto per la produzione di questo biogas si sta realizzando a Crescentino, in provincia di Vercelli e questa volta sarà veramente Bio.

 

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