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AMBIENTE

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Pessima figura per l’Italia in Europa

 

Simona Garenna
11/30/2010
 

 

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L’Italia è in netto ritardo, rispetto agli altri Paesi, nell’attuazione delle direttive ambientali imposte dall’Unione Europea. Non si tratta di casi isolati, ma le pagine di cronaca di questi giorni stanno facendo emergere il comportamento poco attento delle Istituzioni. Facile è partecipare a conferenze sulla biodiversità, promettere fondi e lanciare proclami, altra cosa è essere veramente interessati alle sorti del nostro territorio, alla salute dei cittadini e impegnarsi affinché le leggi vengano attuate e rispettate.

Da dove cominciare? Forse dalla richiesta di deroga alla legge europea che impone il limite del livello dei metalli pesanti (come arsenico, boro e fluoro) a 10 Microgrammi per litro nelle acque destinate al consumo. L’Italia è fuori, e di tanto, da questi parametri. Sono ben 128 i Comuni che presentano livelli decisamente più alti, fino a toccare concentrazioni di cinque volte superiori al limite consentito in alcuni comuni del Lazio, che oltretutto è la regione con il maggior numero di centri fuori norma. Lo stop ufficiale era arrivato il 28 ottobre e la Commissione sta valutando se bloccare l’erogazione di acqua potabile a 1 milione di persone nelle zone dove si presenti un rischio eccessivo, specie per i bambini al di sotto dei 3 anni.

Ma di deroghe si parla anche in chiave di inquinamento ambientale. Infatti quella che doveva essere la data dello stop definitivo alla produzione e distribuzione dei sacchetti di plastica non biodegradabili, fissata per il 1° gennaio 2011, potrebbe slittare ancora un po’. La legge che bandiva i sacchetti era passata nel 2007, ma per dare tempo ai commercianti e produttori di mettersi in regola era stato deciso di attendere qualche anno. Finalmente sembra tutto pronto per un nuovo inizio, ma la Unionplast (federazione che riunisce i produttori di materiali plastici) ha chiesto di concedere una deroga che potrebbe essere accolta visto che ancora non ci sono i decreti attuativi per questa norma.

Non dimentichiamoci poi che l’Ue ha deferito l’Italia per i continui sforamenti dei limiti comunitari imposti alle Pm10, le polveri sottili. La legislazione Ue prevedeva che entro il 2005 tutti gli Stati membri avrebbero dovuto adeguare il limite di esposizione dei cittadini alle micro particelle Pm10, ma Italia, Cipro, Spagna e Portogallo, hanno sforato il tetto dei 50 microgrammi al metro cubo quotidiani ben oltre il tetto dei 35 giorni all’anno imposti dalla normativa. La strigliata è arrivata dal commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik «Non è stato affrontato in modo efficace il problema delle emissioni eccessive. In Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10mila abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle particelle sottili».

Pensate di averne sentite abbastanza? Dovrei forse parlare di quello che è successo a Napoli dove si è sfiorata l’emergenza sanitaria a causa di tonnellate e tonnellate di immondizia abbandonata per la strada senza una discarica dove stoccarle? Dovrei forse parlare della procedura di infrazione aperta sulle acque reflue per cui l’Italia è accusata di non aver preso le misure adeguate per proteggere il bacino del fiume Olona in Lombardia e non aver trattato le acque reflue della zona come nel 2006 la Corte Europea aveva disposto? E potremmo continuare ancora…

L’Italia insomma, non sembra all’altezza di un programma ambientale Europeo e continua a porsi come un Paese nel quale tutto viene annunciato da grandi discorsi e nulla viene mai realizzato concretamente con la dovuta solerzia e attenzione dalle Istituzioni come dagli stessi cittadini.

 

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