L’atmosfera in cui parte la
sedicesima Conferenza dell'Onu sui cambiamenti
climatici a Cancun non è certo serena e
ottimistica come quella offerta dello “show” di
Copenaghen dell’anno scorso. La Conferenza sul
clima nella capitale Danese aveva generato
grandi aspettative: vi partecipavano i Capi di
Stato di tutto il mondo, da Obama al Presidente
Cinese Wen Jiabao, sotto la luce dei riflettori
della stampa internazionale. Eppure il tutto si
è concluso con un nulla di fatto. Gli accordi
presi non erano vincolanti e l’unico punto fermo
raggiunto della conferenza è stato mantenere
l’aumento della temperatura terrestre entro i
2°C, soglia ”critica” identificata dagli
scienziati, oltre la quale aumenteranno disastri
naturali, siccità, fame, estinzione di specie
vegetali e animali.
Così per quest’anno le
previsioni sull’esito del vertice si sono
notevolmente ridimensionate e l’entusiasmo è
andato scemando. L'obiettivo dichiarato è quello
di formalizzare alcune decisioni prese in
passato, per consentire poi di concentrare gli
sforzi su un nuovo accordo globale di riduzione
delle emissioni dei gas serra, da incassare
l'anno prossimo in Sudafrica. Da Cancun però,
dopo la delusione di Copenaghen e nonostante il
carattere più tecnico degli incontri, la
comunità internazionale non si aspetta più
soluzioni immediate che consentano di guardare
con serenità al post-protocollo di Kyoto. Il
ruolo dei negoziatori sarà di stimolare
progressi su temi quali la lotta alla
deforestazione e la creazione di un Fondo verde
su cui far transitare parte dei 100 miliardi di
dollari promessi ai Paesi più poveri fino al
2020; il meccanismo per la cooperazione
tecnologica, per la condivisione del know how
fra Nord e Sud del Pianeta e l’aumento della
capacità di gestire il fenomeno del
surriscaldamento terrestre(capacity building)
tramite le istituzioni.
In particolare per l’Unione
Europea in Messico sarà importante dare un
messaggio univoco: “Siamo la maggiore economia
del mondo – ha spiegato il commissario europeo
Hedegaard – e dobbiamo parlare con una sola
voce”. L’attenzione per noi europei si focalizza
nel portare dal 20 al 30% gli obiettivi di
taglio delle emissioni al 2020, favorendo in
questo modo la crescita dell’economia
comunitaria attraverso investimenti per 43,7
miliardi di dollari in tecnologie verdi, nei
quali siamo leader nel mondo.
E intanto che si aspetta
l’inizio della Conferenza qualcuno ha già dato
un buon esempio di impegno nella lotta al
cambiamento climatico: un accordo tra 135
sindaci delle principali città del mondo per
ridurre le emissioni di gas serra e
l’istituzione del primo registro internazionale
delle iniziative sostenibili delle città. È una
raccolta di misure molto semplici e di basso
costo, che hanno un impatto enorme dal punto di
vista delle vite salvate come l'introduzione di
150 milioni di forni da cucina a bassa emissione
in India, che potrebbe prevenire circa 2 milioni
di morti premature causate dall'esposizione a
inquinanti domestici e ridurre l'emissione di
gas serra.