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Gli OGM in Europa
Paure, controlli e legislazioni
 

Simona Garenna
11/18/2010
 

 

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Vi avevamo già messi al corrente di quanto i cittadini europei non gradissero gli alimenti provenienti da colture OGM e dei suoi derivati. Prima la petizione di Greenpeace (vedi news: ”I cittadini europei contro gli OGM”) e oggi questo nuovo studio: secondo le valutazioni di Eurobarometro, il 54% dei cittadini comunitari è contrario agli OGM. E gli italiani concordano, con un 59%, che gli organismi geneticamente modificati non sono buoni per loro e per la famiglia. La classifica stilata vede i lettoni come i peggiori antagonisti di queste piantagioni con un 80%, mentre, molto più permissivi risultano gli irlandesi (39%) e gli inglesi (40%). Gli europei si dimostrano preoccupati soprattutto per quanto riguarda l’impatto che potrebbero avere sulla salute e l’ambiente, ritenendoli non privi di rischi: per il 58% gli alimenti biotech possono essere nocivi ed è dello stesso parere il 63% degli italiani.

E l’Unione Europea come sta provvedendo a mettere in sicurezza i cittadini?

Proprio in questi giorni l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato le nuove linee guida per la valutazione del rischio ambientale (ERA) derivante da piante geneticamente modificate, in particolar modo per quanto riguarda le modalità di generazione, raccolta e analisi dei dati. Questo documento ERA sarà utile per valutare i possibili effetti a lungo termine delle piante geneticamente modificate e quelli potenziali su organismi non bersaglio (Nto). In sostanza, sono stati aggiornati i punti da tenere in considerazione e la tipologia di dati da rendere noti alla Commissione: bisognerà valutare persistenza e invasivita' della pianta Ogm, considerando il possibile trasferimento dei geni da pianta a pianta; la probabilita' e le conseguenze del trasferimento di geni dalla pianta ai microorganismi; la potenziale evoluzione della resistenza negli organismi bersaglio; i potenziali effetti sugli organismi non bersaglio; i processi biogeochimici come i cambiamenti nella composizione del terreno, nonche' il potenziale impatto delle tecniche di coltivazione, gestione e raccolta della piante ogm''.

Per quel che riguarda noi consumatori, in Europa è già in vigore la dicitura obbligatoria nell’etichetta per i prodotti alimentari che contengono organismi geneticamente modificati, destinati sia all’uomo che agli animali. Purtroppo però questa legge ha la sua falla. Infatti, se un prodotto è ottenuto da animali nutriti con OGM, non vi è l’obbligo di scriverlo sulle etichette. Questo comporta che il consumatore non sia informato sul prodotto animale che stanno mangiando (carne, uova, latte, etc.), deriverà da animali nutriti con OGM? Ancora non è dato saperlo e quindi non si può scegliere se evitarli o meno. In proposito, è stata indetta dalla Commissione Europea una petizione, potete firmarla sul sito www.ep-empower.eu> www.ep-empower.eu/epetitions/it/Home.aspx.

E gli stati come rispondono a queste problematiche?

L’UE ha lasciato libera decisione ai diversi Paesi sui divieti di coltivazione e sperimentazione da applicare. Questa libera scelta però comporta alcuni problemi dal punto di vista giurisprudenziale. Poiché non ci sono motivazioni economiche alla base di tali proibizioni, le uniche adducibili, sarebbero di carattere etico. In questo caso però i produttori potrebbero ricorrere a vie legali e, sia le Corti Europee che l’Organizzazione Mondiale del Commercio non potrebbero appoggiare gli Stati nelle loro scelte poiché derivate solo da valori etici che, se a noi risultano decisamente sufficienti, non sono tali per questi organi. Italia, Francia e Spagna restano dubbiose sul questo piano “libertino” della Commissione e vogliono che le decisioni sulla coltivazione di Ogm continuino a essere assunte a livello comunitario.

 

 

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