Il Consiglio dei ministri
Ue per la Concorrenza, dopo l’approvazione del 7
luglio da parte del Parlamento Europeo, ha dato
il via libera alle nuove norme per la
commercializzazione dei materiali in legno.
Questo nuovo codice etico era diventato un
provvedimento necessario e urgente in virtù del
fatto che in Europa il 20% del legno proviene da
fonti illecite, come il disboscamento abusivo,
causando diversi problemi sia ambientali che
economici.
Le norme, che entreranno in
vigore solo nel Febbraio 2013, prevedono la
messa al bando di 27 tipi di legnami illegali, e
dei prodotti derivati, come mobili,
prefabbricati, pasta di legno e carta, ,
lasciando agli stati membri la responsabilità di
definire le linee guida, applicare le leggi e
sanzionare i trasgressori. Si cercherà di dare
maggiore trasparenza ai movimenti di questa
materia prima assicurandone la tracciabilità:
gli operatori del settore saranno obbligati a
dichiarare dove e da chi il materiale è stato
acquistato e/o a chi è stato venduto. Per quanto
riguarda le sanzioni dovranno essere “efficaci,
proporzionate e dissuasive” e dovranno prendere
in considerazione molteplici aspetti: il danno
ambientale che questi comportamenti causano, il
valore del legname o dei prodotti del legno e
delle perdite fiscali causate.
In cima alla classifica dei
maggiori esportatori di legname fuorilegge ci
sono la Russia, l’Indonesia e l’immancabile Cina
seguiti da Brasile, Bielorussia e Ucraina. Non è
un caso forse che nei primi due Paesi
la deforestazione sta causando la
scomparsa di due specie animali che fanno delle
foreste il loro habitat naturale: la tigre
siberiana e l’orango tango.
L’impegno europeo però
valica i confini della nostra comunità e si
propone di lavorare sulla fonte del problema con
i Paesi produttori affinché acquisiscano gli
strumenti necessari alla lotta di questa
industria illegale attuando il piano di azione
Flegt
(accordo sull’applicazione delle normative nel
settore forestale, la governance e il commercio).
Questo è un accordo di partnership volontaria
stipulato nel 2003 con diversi Paesi tra cui il
Ghana, il Camerun e il Congo contro il
disboscamento clandestino che, si stima, liberi
nell’aria il 20% di CO2 a livello globale
contribuendo tra l’altro all’erosione del suolo,
alla perdita di biodiversità, all’aggravamento
dei fenomeni metereologici e delle inondazioni,
senza calcolare che il disboscamento minaccia la
sopravvivenza delle comunità che dalle foreste
dipendono e le economie in via di sviluppo.
Anche se la messa in atto
di questo nuovo regolamento è ancora lontana
e presenta qualche falla nel sistema,
come ad esempio l’esclusione da queste normative
dei materiali stampati che da soli
hanno un
giro d’affari di 3,2 miliardi di Euro all’anno,
secondo gli ambientalisti del Wwf, Amici della
Terra Europa e Greenpeace le nuove norme
ambientali sono comunque “un significativo passo
in avanti e promettono di rendere il settore del
legname più trasparente”.