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CONSUMO

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Consumo Responsabile
Stile di vita e profilo dei consumatori
 

Simona Garenna
10/5/2010
 

 

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Dalle recenti ricerche dell’IREF emerge che un Italiano su tre pratica quello che viene definito il consumo etico o responsabile, ovvero sceglie i prodotti da acquistare basandosi sulla valutazione della storia sociale e ambientale che l’oggetto racconta: in che modo viene prodotto, dove, il suo trasporto, le condizioni dei lavoratori, le caratteristiche dell’impresa che lo produce, fino al suo smaltimento. Questo fenomeno nasce dalla consapevolezza, sempre più diffusa, dell'importanza delle proprie scelte di consumo sia a livello individuale che collettivo.

Decidendo quindi di aderire a questo nuovo modo di interpretare il consumo si cerca di spingere le imprese che sfruttano il potere economico a modificare la propria condotta e ad allinearsi ad un modello di produttività e sviluppo più sostenibile. In passato, il consumo responsabile veniva definito semplicemente come una tendenza del mercato, qualcosa di simile ad una moda destinata ad esaurirsi nel tempo, ma la sua capacità di irrompere e modificare molti aspetti della vita quotidiana in modo permanente fanno si che questo possa essere studiato anche come un vero e proprio stile di vita. È questo lo spunto da cui nasce la ricerca svolta presso la Città dell’Altraeconomia di Roma, “Consumare responsabilmente: stile di vita o moda passeggera?” volta ad analizzare questo fenomeno e a darne una classificazione come vero e proprio modus vivendi ma anche cercando di delineare il profilo di questi consumatori.

consumatore

Per quanto riguarda i dati socio-demografici, al contrario delle ricerche IREF del 2005, il genere che si avvicina di più al tema del consumo responsabile è quello femminile (66% del campione) e l’età rappresentativa di questo gruppo di consumatori è superiore ai 45 anni (41%). Il 59% degli intervistati possiede un titolo di laurea (di cui un 26% ha una laurea di 2° livello) ed i lavoratori dipendenti (48%) sono più dei liberi professionisti(30%): tutte queste informazioni ci fanno intuire che è necessaria una certa maturità per entrare in contatto con l’universo del consumo etico. Un dato curioso che emerge dai risultati però, è che tra le persone intervistate non vi era neanche una casalinga che, data l’alta partecipazione delle donne a questo sondaggio, risulta peculiare.

Focalizzando poi l’attenzione sulle abitudini di consumo, gli intervistati preferiscono acquistare nei luoghi dove la qualità sia garantita da un rapporto più stretto tra consumatore e venditore come mercati rionali, botteghe del mondo e Città dell’Altraeconomia (64%). Questa ricerca di qualità viene evidenziata anche dal fatto che ben l’89% del campione si informa sulla qualità e la provenienza dei prodotti leggendo le etichette delle confezioni e per quanto attiene alle attività strettamente legate al consumo etico, il 72% degli intervistati ricerca i prodotti specializzati anche nella grande distribuzione. Queste attività non sono eventi saltuari: il 37% è risultato essere un consumatore assiduo che si reca con cadenza settimanale negli spazi dedicati a questi prodotti e un altro 35% una volta al mese o più.

Ma a che valori si ispirano queste persone? Il consumo responsabile si snoda all’interno di uno spazio mentale che contrappone, ma allo stesso momento unisce, quattro differenti ideali: critica/solidarietà, benessere/ sobrietà.grafico

Questo è stato confermato dalle percentuali che sono risultate molto vicine. Si è indagato poi su quei temi che sono caratteristici di questa sfera dei consumi come il boicottaggio delle imprese. Il 93% degli intervistati non acquisterebbe i prodotti di aziende che non rispettano i diritti umani e l’ambiente, il 98% è favorevole al boicottaggio delle stesse, inoltre il 60% del campione ritiene che le politiche aziendali possano essere fortemente influenzate attraverso questo strumento di protesta.

Ma il consumo etico non invade solo la sfera dei prodotti, consumare responsabilmente vuol dire impegnarsi a livello personale anche in prassi quotidiane legate alla sostenibilità ambientale, all’informazione e alla partecipazione sociale. Non a caso ben il 92% delle persone intervistate afferma di effettuare la raccolta differenziata ed il 52% partecipa a manifestazioni ed eventi legati ai temi dell’ecosostenibilità, dei diritti umani e della politica.

Per quanto riguarda i mezzi di informazione sui temi e le iniziative etico-responsabili, il 53% ha dato la sua preferenza ad internet ed il 23% al passaparola, questo ci fa comprendere quanto le relazioni interpersonali, ma anche virtuali, siano fondamentali per questo modello di consumo. Un altro aspetto da considerare è che nessuno ha dato la propria preferenza alla televisione, forse perché priva di contenuti inerenti a queste nuove modalità di consumo, ma anche perché molto spesso viene ritenuta poco affidabile.

Dall’analisi è emerso inoltre che questi consumatori sono alla ricerca del benessere, come espresso dal valore che si è attribuito alla qualità dei prodotti ma anche di luoghi di incontro quali la Città dell'Altraeconomia dove sia possibile intrecciare relazioni basate sulla condivisione dei punti di vista sul mondo e sulla vita.

Anche se il valore del benessere non è risultato quello più condiviso dagli intervistati, la ricerca di questo ideale e di un’altra qualità della vita che si basa sull’attenzione posta alla salubrità degli alimenti, sulla modalità di produzione dei beni, all’importanza delle relazioni e alle piccole pratiche quotidiane, risulta condivisa dalla maggior parte degli individui.

Il consumo responsabile, non ha ancora un forte impatto sull’economia tradizionale, ma la forte tendenza che si riscontra all’interno della società di orientarsi verso contenuti etici e simbolici da attribuire al consumo, fa di questo nuovo stile di vita, come suggeriva Giampaolo Fabris, uno tra quelli in più rapida espansione nel panorama del mercato postmoderno.

Fonti: Tesi di laurea di Simona Garenna (luglio 2010)

 

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