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AMBIENTE

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Olio fritto, dove si butta?
Regole per un eco smaltimento
 

Silvia Savarese
7/30/2010
 

 

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Sono in molti ad avere la cattiva abitudine di buttare l’olio appena usato in cucina direttamente nel lavandino o nel wc. Ebbene questo comportamento non potrebbe essere più sbagliato in quanto provoca gravi danni all’ambiente.

L'olio vegetale una volta fritto subisce una trasformazione chimica, diventa “esausto” ovvero un fluido denso, colloso, di colore rosso-bruno o giallo. Ogni anno migliaia di tonnellate di olio esausto finiscano nell'ambiente. Questo è un enorme spreco se si considera che con un litro di olio di frittura si potrebbe far camminare uno autobus per circa 15 chilometri, per non parlare poi delle pericolose conseguenze che l’errato smaltimento dell’olio ha sull’ambiente.

Tanto per incominciare quando l’olio (che non è uno scarto degradabile) finisce attraverso le tubature nella rete fognaria e poi nel depuratore, quest’ultimo non funziona più in maniera corretta.
Si aggrava il carico da depurare quindi si ha una depurazione meno efficiente e più costosa (è necessaria più energia elettrica). Di conseguenza le acque che arrivano ai fiumi e al mare non sono pulite come dovrebbero, generando così un notevole e costante aumento dell’inquinamento.

Infatti sulla superficie dell’acqua l’olio forma una barriera traslucida e impermeabile che impedisce il normale scambio di ossigeno tra aria e acqua, compromettendo la sopravvivenza di flora e fauna.
Per quanto riguarda invece il suolo, l’olio che finisce direttamente nel terreno impedisce alle radici di assorbire le sostanze nutritive necessarie alla sopravvivenza delle piante, uccidendole.

Per non parlare poi dei danni alle falde acquifere. L'olio potrebbe raggiungerle ed inquinarle irrimediabilmente. Basta pensare che un litro di olio mescolato a un milione di litri d'acqua è sufficiente ad alterarla e a renderla non potabile.

Fortunatamente esistono invece metodi più ecologici e rispettosi della natura per lo smaltimento ed il riciclo dell’olio usato.

Senza dimenticare che vi sono anche delle norme in materia.

ConoeL'articolo 233 del decreto legislativo 152/06 parla di obbligatorietà del conferimento dell'olio. Ma quest’obbligo attualmente si riferisce alle sole utenze commerciali. Dunque, come dichiarano anche i membri del Conoe -  consorzio obbligatorio per la raccolta e il trattamento degli oli, per quanto riguarda lo smaltimento dei singoli è tutto affidato al buon senso dei cittadini oppure alle ordinanze comunali.

Nonostante manchino vere e proprie campagne di informazione, molti comuni si stanno organizzando con iniziative per la raccolta dell’olio, ma quasi sempre è lo stesso cittadino a raccogliere l'olio esausto e a portarlo presso le isole ecologiche.
Per conoscere i centri attrezzati allo smaltimento è opportuno consultare il sito internet delle rispettive aziende municipalizzate.

Ad esempio a Roma ci sono nove centri di raccolta Ama attrezzati: Vigne Nuove, Tiburtina, Villa Gordiani, Piramide, Corviale, Cinecittà, Laurentina, Acilia, Lido di Ostia. Anche a Milano l’Amsa ha predisposto sei riciclerie: Olgettina, Barzaghi, Corelli, Milizie, Pedroni, Muggiano.

contenitore olioIn ogni caso per migliorare le nostre abitudini quotidiane è bene conoscere alcune semplici “regole ecologiche” per dare una mano all’ambiente.

Una volta terminata la frittura, è opportuno aspettare che l'olio si raffreddi per poi metterlo in appositi contenitori oppure in semplici bottiglie di plastica.

Il riciclo dell’olio è molto importante se si pensa che da questo si possono poi ottenere svariati prodotti con notevoli vantaggi economici. Il più rilevante e senz’altro il biodiesel, oppure le miscele per oli da motore. E ancora asfalto e alcuni tipi di colla, oppure l'olio può essere impiegato dalle industrie cosmetiche per la produzione della glicerina utilizzata per ottenere i saponi.

 

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