Le città italiane si espandono, specialmente quelle
grandi, e sembra non ci sia modo per fermarne al
crescita. Cemento e asfalto avanzano metro dopo metro
occupando tutto lo spazio libero, anche quello che
potrebbe rimanere verde.
Sembra che nei nuovi quartieri residenziali, nei centri
commerciali, dove vengono realizzate infrastrutture per
la viabilità il verde sia un fastidio. Avanzano dieci
metri quadrati di prato? Pavimentiamoli. E' scampato per
miracolo al cantiere un albero autoctono? Tagliamolo e
sostituiamolo con una pensilina. Il progetto prevedeva
un filare di pini? meglio delle palmette, che sporcano
meno e non vanno potate.
Non importa se l'ombra naturale sparisce, se malattie
respiratorie aumentano, se l'afa estiva poi ci
attanaglia. La prima regola sembra essere quella del
"meno alberi, meno manutenzione da fare".
Poco importa se studi recenti della Columbia University
di New York hanno definitivamente provato che c'è una
relazione diretta e misurabile tra la presenza di alberi
nei quartieri residenziali e l'incidenza dell'asma nei
bambini. Più alberi, specialmente sempreverdi (pini,
abeti, cipressi) e meglio se piante giovani, meno
bambini ammalati.
E invece, a Roma per esempio, delle nuove zone
residenziali di alberi ce ne sono pochissimi. Tutto il
terreno è occupato da parcheggi asfaltati o pavimentati.
E anche sopra i pochi parcheggi interrati lo spessore
del terreno riportato consente a malapena la presenza di
arbusti. D'altra parte, la logica dell'edilizia
d'assalto non lascia molte possibilità: il lotto
edificabile va sfruttato al millimetro. Un tempo, lungo
il perimetro di un lotto si piantavano alberi d'alto
fusto e siepi: oggi, se va bene, in quei cinque metri di
distacco che prevede la legge trovano spazio i posti
auto per gli ospiti. Tra palazzo e palazzo non c'è
nessun filtro: nessun albero filtra la vista tra gli
affacci dei dirimpettai. Non sia mai qualche foglia, al
cambio di stagione, dovesse cadere sulle macchine
parcheggiate.
I centri commerciali? Ma li avete visti? Se e quando c'è
del verde, si tratta di aiuole con pochi metri cubi di
terreno (magari sulla terrazza del secondo piano) nelle
quali quattro alberelli ed un paio di arbusti vivono in
realtà in vaso, tenuti forzatamente in vita con acqua e
concimi chimici. Subito accanto a queste micro-isole
verdi, fateci caso la prossima volta che andate, la zona
fumatori. Dubito che il bilancio per la salute sia
positivo.
Aiuole spartitraffico e rotonde (ora che si stanno
diffondendo) non subiscono miglior sorte: se fin o a
qualche anno fa al centro delle carreggiate c'erano gli
alberi ora, per fare spazio, non ci sono più. Le nuove
rotonde, spazio ideale per un bel ciuffo di alberi
d'alto fusto, vengono pavimentate con gli autobloccanti
o asfaltate. Vicino alla nostra sede (lo vedete nella
foto d'apertura) addirittura il cemento delle rotonde è
stato ricoperto con prato finto.
In alcuni quartieri, a Roma come in altre città, c'è chi
tenta di lanciare campagne di sensibilizzazione e
spingere amministrazioni e privati a piantare nuovi
alberi. Il problema è che in molte zone di nuova
urbanizzazione, non c'è nemmeno più lo spazio per farlo.
Il terreno magari ci sarebbe pure, ma è sepolto sotto
venti centimetri di soletta di cemento armato e dieci di
asfalto. Li, più che la gramigna, non ci può crescere.