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Sempre meno verde nelle nuove città.
Il verde è sempre più un fastidio.
 

Alessandro Nasini
7/29/2010
 

 

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Le città italiane si espandono, specialmente quelle grandi, e sembra non ci sia modo per fermarne al crescita. Cemento e asfalto avanzano metro dopo metro occupando tutto lo spazio libero, anche quello che potrebbe rimanere verde.

Sembra che nei nuovi quartieri residenziali, nei centri commerciali, dove vengono realizzate infrastrutture per la viabilità il verde sia un fastidio. Avanzano dieci metri quadrati di prato? Pavimentiamoli. E' scampato per miracolo al cantiere un albero autoctono? Tagliamolo e sostituiamolo con una pensilina. Il progetto prevedeva un filare di pini? meglio delle palmette, che sporcano meno e non vanno potate.

Non importa se l'ombra naturale sparisce, se malattie respiratorie aumentano, se l'afa estiva poi ci attanaglia. La prima regola sembra essere quella del "meno alberi, meno manutenzione da fare".

Poco importa se studi recenti della Columbia University di New York hanno definitivamente provato che c'è una relazione diretta e misurabile tra la presenza di alberi nei quartieri residenziali e l'incidenza dell'asma nei bambini. Più alberi, specialmente sempreverdi (pini, abeti, cipressi) e meglio se piante giovani, meno bambini ammalati.

E invece, a Roma per esempio, delle nuove zone residenziali di alberi ce ne sono pochissimi. Tutto il terreno è occupato da parcheggi asfaltati o pavimentati. E anche sopra i pochi parcheggi interrati lo spessore del terreno riportato consente a malapena la presenza di arbusti. D'altra parte, la logica dell'edilizia d'assalto non lascia molte possibilità: il lotto edificabile va sfruttato al millimetro. Un tempo, lungo il perimetro di un lotto si piantavano alberi d'alto fusto e siepi: oggi, se va bene, in quei cinque metri di distacco che prevede la legge trovano spazio i posti auto per gli ospiti. Tra palazzo e palazzo non c'è nessun filtro: nessun albero filtra la vista tra gli affacci dei dirimpettai. Non sia mai qualche foglia, al cambio di stagione, dovesse cadere sulle macchine parcheggiate.

I centri commerciali? Ma li avete visti? Se e quando c'è del verde, si tratta di aiuole con pochi metri cubi di terreno (magari sulla terrazza del secondo piano) nelle quali quattro alberelli ed un paio di arbusti vivono in realtà in vaso, tenuti forzatamente in vita con acqua e concimi chimici. Subito accanto a queste micro-isole verdi, fateci caso la prossima volta che andate, la zona fumatori. Dubito che il bilancio per la salute sia positivo.

Aiuole spartitraffico e rotonde (ora che si stanno diffondendo) non subiscono miglior sorte: se fin o a qualche anno fa al centro delle carreggiate c'erano gli alberi ora, per fare spazio, non ci sono più. Le nuove rotonde, spazio ideale per un bel ciuffo di alberi d'alto fusto, vengono pavimentate con gli autobloccanti o asfaltate. Vicino alla nostra sede (lo vedete nella foto d'apertura) addirittura il cemento delle rotonde è stato ricoperto con prato finto.

In alcuni quartieri, a Roma come in altre città, c'è chi tenta di lanciare campagne di sensibilizzazione e spingere amministrazioni e privati a piantare nuovi alberi. Il problema è che in molte zone di nuova urbanizzazione, non c'è nemmeno più lo spazio per farlo. Il terreno magari ci sarebbe pure, ma è sepolto sotto venti centimetri di soletta di cemento armato e dieci di asfalto. Li, più che la gramigna, non ci può crescere.

 

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