Avevamo già affrontato in passato il tema del
Green Public Procurement, comunemente noto anche
come acquisti verdi, ovvero l'insieme di pratiche
e politiche che, secondo quanto sancito dall'Unione
Europea, riguardano le Pubbliche Amministrazioni ed atte
a promuovere da un lato l'acquisto e la diffusione di
tecnologie ambientali eco-sostenibili, e dall'altro ad
incoraggiare la ricerca di prospettive operative che
risultino quanto più possibile ad impatto zero per
l'ambiente.
In poche parole il GPP è la somma delle attività
predisposte dai soggetti pubblici miranti a
razionalizzare acquisti e consumi e/o ad incrementare la
qualità, sotto il profilo ambientale, delle proprie
forniture: ed ecco quindi che l'adozione, da parte di
questi soggetti, di materiale riciclato o privo di
sostanze nocive, la diminuzione delle quantità di
rifiuti prodotti piuttosto che l'adozione di abitudini
energetiche ecosostenibili rientrano tutte all'interno
del variegato ed eterogeneo universo del Green Public
Procurement.
Risulta particolarmente evidente la necessità di un
mutamento delle abitudini e dei comportamenti in tal
senso: sotto un certo punto di vista, potremmo
azzardarci a dire che se i soggetti pubblici si
facessero carico di queste politiche, dimostrerebbero di
essere capaci di fungere da paradigma per pratiche
eticamente virtuose che non solo permetterebbero, in
termini puramente operativi, un netto risparmio di
risorse ma d'altro canto dimostrerebbero la capacità di
mettersi in gioco in prima persona nell'operare un
radicale cambiamento delle abitudini quotidiane dei
cittadini. Oltre a questo dato puramente "etico" è
possibile evidenziare come l'adozione di queste pratiche
"virtuose" consentirebbe di tagliare notevolmente il
deficit che affligge la spesa pubblica e che è
strettamente legato all'attività, o meglio agli sprechi,
delle P.A.: in particolare, secondo indagini condotte
dalla stessa Ue, se le P.A. dei Paesi Membri si
dotassero, per esempio, di personal computer a baso
consumo energetico, allora si potrebbe risparmiare
l'emissione di 830.000 tonnellate di CO2 nell'atmosfera;
un altro dato esemplificativo è quello dei consumi
d'acqua, se infatti le Amministrazioni Pubbliche
optassero per l'installazione di rubinetti efficienti,
allora si registrerebbe una riduzione dei consumi
d'acqua pari a 200 milioni di tonnellate (ovvero lo 0,6%
del consumo totale delle famiglie nell'Ue).
Il GPP viene adottato in Italia a partire dal
2008, è proprio in quel periodo infatti che il decreto
interministeriale dell'11 aprile 2008 detta quelle che
sono le direttive che dovranno guidare gli enti pubblici
in materia: innanzitutto la P.A. dovrà effettuare
un'accurata analisi del proprio operato per individuare
gli strumenti più adatti volti a razionalizzarne i
consumi e successivamente, una volta individuati quelli
che possono essere i propri fabbisogni, redigere un vero
e proprio programma per diffondere e sviluppare le
pratica del GPP. Si tratta in particolare di atti
d'indirizzo, con cui si invitano le Province ed i Comuni
a sostenere e promuovere interventi di efficienza
energetica laddove è possibile, e particolarmente nel
caso di edifici scolastici. Contemporaneamente, a
livello comunitario, l'Unione Europa si impegna, proprio
in favore della diffusione delle pratiche di GPP,
per il raggiungimento di un vero e proprio obiettivo:
entro il 2010 infatti,la Commissione Europea propone che
almeno la metà di tutte le gare di appalto pubbliche
soddisfino i criteri di eco sostenibilità contenuti nel
Green Public Procurement. Ovviamente tale
obiettivo non ha alcun tipo di vincolo legislativo, si
tratta infatti di una proposta puramente politica,
tuttavia è la stessa Unione Europea a lanciare
successivamente la proposta di rendere il GPP
strumento obbligatorio per le Pubbliche Amministrazioni.
Non ci resta che aspettare - sperare - e vedere.
E in Italia? Come si stanno evolvendo le pratiche dei
cosiddetti "acquisti verdi"?
Innanzitutto il GPP si evolve a partire dalla
strategia comunicativa predisposta dal Ministero
dell'Ambiente atta a sensibilizzare e a promuovere il
progetto presso gli Enti Pubblici. Soprattutto è il
portale
Acquistiverdi.it, nato con il patrocinio del
Ministero stesso e di Agenda 21, che si fa carico di
questa impresa. Innanzitutto, tramite il proprio sito
Web, mette a disposizione tutto quanto c'è da sapere in
tema di GPP e promuove il progetto di formazione
gratuita 400 ore GPP rivolto alle P.A. e con
l'obiettivo di indirizzare l'operato delle stesse nel
segno delle linee guida che caratterizzano la materia.
Contemporaneamente si assiste al processo di
digitalizzazione della P.A., che se è primariamente
dettato dalla necessità di razionalizzare i costi che
riguardano le attività delle Amministrazioni Pubbliche e
contemporaneamente semplificare il rapporto tra
cittadini ed Enti Pubblici, tuttavia non si può non
notare come questo fenomeno sia portatore di alcune di
quelle pratiche "virtuose" a cui si faceva riferimento
prima. In particolare tramite la digitalizzazione si
raggiunge infatti un consistente risparmio nell'utilizzo
e nel consumo della carta a favore di un passaggio
all'operatività puramente digitale.
Tuttavia non si può non notare come in realtà, almeno
per il momento, non si verifichi una perfetta
collimazione tra una strategia comunicativa efficace e
l'affermazione concreta delle pratiche di GPP
nella quotidianità della vita pubblica. Probabilmente
sono molteplici i fattori che hanno determinato e
determinano questo rallentamento nell'affermazione del
progetto, probabilmente il fatto che ciascun Comune e
ciascuna Regione possa scegliere se e come intraprendere
questa tipologia di pratiche virtuose, determina
necessariamente un'affermazione delle stesse a quelle
latitudini geografiche in cui è possibile sperimentare
ed osare in questo campo piuttosto che in quelle Regioni
in cui le priorità devono, per forza di cose, essere
assegnate ad altre aree di intervento. Pertanto è
probabile che il GPP registrerebbe una buona
evoluzione solo nel caso in cui si riuscisse ad arrivare
all'approvazione di ulteriori regolamenti, vincolanti,
per gli Enti Pubblici nelle materie di pertinenza del
GPP e di rimando nell'eventualità in cui si
riuscisse a predisporre adeguati, e costanti, fondi
necessari per promuovere questa riforma strutturale, ed
in un certo senso antropologica. Per il momento
occorrerà attendere la chiusura del 2010 per fare un
primo bilancio su i primi anni di vita del GPP a
livello italiano e, soprattutto, europeo, con l'augurio,
magari, di poter salutare la fine dell'anno in corso
con l'introduzione di nuovi atti non più solo
d'indirizzo ma vincolanti.