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Green Public Procurement: sogno o realtà?
Com'è e come dovrebbe essere il piano Gpp per gli Enti Pubblici
 

Sandro Zinani
2/8/2010
 

 

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Avevamo già affrontato in passato il tema del Green Public Procurement, comunemente noto anche come acquisti verdi, ovvero l'insieme di pratiche e politiche che, secondo quanto sancito dall'Unione Europea, riguardano le Pubbliche Amministrazioni ed atte a promuovere da un lato l'acquisto e la diffusione di tecnologie ambientali eco-sostenibili, e dall'altro ad incoraggiare la ricerca di prospettive operative che risultino quanto più possibile ad impatto zero per l'ambiente.

In poche parole il GPP è la somma delle attività predisposte dai soggetti pubblici miranti a razionalizzare acquisti e consumi e/o ad incrementare la qualità, sotto il profilo ambientale, delle proprie forniture: ed ecco quindi che l'adozione, da parte di questi soggetti, di materiale riciclato o privo di sostanze nocive, la diminuzione delle quantità di rifiuti prodotti piuttosto che l'adozione di abitudini energetiche ecosostenibili rientrano tutte all'interno del variegato ed eterogeneo universo del Green Public Procurement.
 

Risulta particolarmente evidente la necessità di un mutamento delle abitudini e dei comportamenti in tal senso: sotto un certo punto di vista, potremmo azzardarci a dire che se i soggetti pubblici si facessero carico di queste politiche, dimostrerebbero di essere capaci di fungere da paradigma per pratiche eticamente virtuose che non solo permetterebbero, in termini puramente operativi, un netto risparmio di risorse ma d'altro canto dimostrerebbero la capacità di mettersi in gioco in prima persona nell'operare un radicale cambiamento delle abitudini quotidiane dei cittadini. Oltre a questo dato puramente "etico" è possibile evidenziare come l'adozione di queste pratiche "virtuose" consentirebbe di tagliare notevolmente il deficit che affligge la spesa pubblica e che è strettamente legato all'attività, o meglio agli sprechi, delle P.A.: in particolare, secondo indagini condotte dalla stessa Ue, se le P.A. dei Paesi Membri si dotassero, per esempio, di personal computer a baso consumo energetico, allora si potrebbe risparmiare l'emissione di 830.000 tonnellate di CO2 nell'atmosfera; un altro dato esemplificativo è quello dei consumi d'acqua, se infatti le Amministrazioni Pubbliche optassero per l'installazione di rubinetti efficienti, allora si registrerebbe una riduzione dei consumi d'acqua pari a 200 milioni di tonnellate (ovvero lo 0,6% del consumo totale delle famiglie nell'Ue).

Il GPP viene adottato in Italia a partire dal 2008, è proprio in quel periodo infatti che il decreto interministeriale dell'11 aprile 2008 detta quelle che sono le direttive che dovranno guidare gli enti pubblici in materia: innanzitutto la P.A. dovrà effettuare un'accurata analisi del proprio operato per individuare gli strumenti più adatti volti a razionalizzarne i consumi e successivamente, una volta individuati quelli che possono essere i propri fabbisogni, redigere un vero e proprio programma per diffondere e sviluppare le pratica del GPP. Si tratta in particolare di atti d'indirizzo, con cui si invitano le Province ed i Comuni a sostenere e promuovere interventi di efficienza energetica laddove è possibile, e particolarmente nel caso di edifici scolastici. Contemporaneamente, a livello comunitario, l'Unione Europa si impegna, proprio in favore della diffusione delle pratiche di GPP, per il raggiungimento di un vero e proprio obiettivo: entro il 2010 infatti,la Commissione Europea propone che almeno la metà di tutte le gare di appalto pubbliche soddisfino i criteri di eco sostenibilità contenuti nel Green Public Procurement. Ovviamente tale obiettivo non ha alcun tipo di vincolo legislativo, si tratta infatti di una proposta puramente politica, tuttavia è la stessa Unione Europea a lanciare successivamente la proposta di rendere il GPP strumento obbligatorio per le Pubbliche Amministrazioni. Non ci resta che aspettare - sperare - e vedere.

E in Italia? Come si stanno evolvendo le pratiche dei cosiddetti "acquisti verdi"?
Innanzitutto il GPP si evolve a partire dalla strategia comunicativa predisposta dal Ministero dell'Ambiente atta a sensibilizzare e a promuovere il progetto presso gli Enti Pubblici. Soprattutto è il portale Acquistiverdi.it, nato con il patrocinio del Ministero stesso e di Agenda 21, che si fa carico di questa impresa. Innanzitutto, tramite il proprio sito Web, mette a disposizione tutto quanto c'è da sapere in tema di GPP e promuove il progetto di formazione gratuita 400 ore GPP rivolto alle P.A. e con l'obiettivo di indirizzare l'operato delle stesse nel segno delle linee guida che caratterizzano la materia. Contemporaneamente si assiste al processo di digitalizzazione della P.A., che se è primariamente dettato dalla necessità di razionalizzare i costi che riguardano le attività delle Amministrazioni Pubbliche e contemporaneamente semplificare il rapporto tra cittadini ed Enti Pubblici, tuttavia non si può non notare come questo fenomeno sia portatore di alcune di quelle pratiche "virtuose" a cui si faceva riferimento prima. In particolare tramite la digitalizzazione si raggiunge infatti un consistente risparmio nell'utilizzo e nel consumo della carta a favore di un passaggio all'operatività puramente digitale.

Tuttavia non si può non notare come in realtà, almeno per il momento, non si verifichi una perfetta collimazione tra una strategia comunicativa efficace e l'affermazione concreta delle pratiche di GPP nella quotidianità della vita pubblica. Probabilmente sono molteplici i fattori che hanno determinato e determinano questo rallentamento nell'affermazione del progetto, probabilmente il fatto che ciascun Comune e ciascuna Regione possa scegliere se e come intraprendere questa tipologia di pratiche virtuose, determina necessariamente un'affermazione delle stesse a quelle latitudini geografiche in cui è possibile sperimentare ed osare in questo campo piuttosto che in quelle Regioni in cui le priorità devono, per forza di cose, essere assegnate ad altre aree di intervento. Pertanto è probabile che il GPP registrerebbe una buona evoluzione solo nel caso in cui si riuscisse ad arrivare all'approvazione di ulteriori regolamenti, vincolanti, per gli Enti Pubblici nelle materie di pertinenza del GPP e di rimando nell'eventualità in cui si riuscisse a predisporre adeguati, e costanti, fondi necessari per promuovere questa riforma strutturale, ed in un certo senso antropologica. Per il momento occorrerà attendere la chiusura del 2010 per fare un primo bilancio su i primi anni di vita del GPP a livello italiano e, soprattutto, europeo, con l'augurio, magari, di poter salutare la fine dell'anno in corso con l'introduzione di nuovi atti non più solo d'indirizzo ma vincolanti.
   

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