Buongiorno Dottor
Gentile, innanzitutto potrebbe delinearci quella che è
la storia di Green Utility? Come e quando nasce?
Green Utility è una società che opera nel settore
delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica
che è giovane in tutti i sensi. Nasce il 9 marzo 2007,
data molto significativa perché è lo stesso giorno in
cui la Commissione Europea ha adottato la decisione
vincolante che obbliga ciascun Paese membro a
raggiungere un target del 20% per quanto riguarda
l'energia prodotta da fonti rinnovabili e,
contemporaneamente, ha fissato un obiettivo di riduzione
del 20% delle emissioni di Co2. Come ho detto poc’anzi è
una realtà molto giovane che si appresta a concludere il
terzo anno di attività vera e propria: in particolare
siamo un’azienda in cui l’età media della persone che vi
lavorano è pari a 31 anni. Ad oggi la nostra azienda
occupa circa 40 persone, con vari ruoli e mansioni
operative, e in particolare in Green Utility non
sussiste alcuna forma di precariato: nel nostro gruppo
si lavora infatti con contratti che, nella peggiore
delle ipotesi, hanno una durata minima di 3 anni. Il
nostro obiettivo è quello di operare principalmente nel
settore delle rinnovabili: in particolare Green Utility
è radicata nel comparto del fotovoltaico dei grandi
impianti e nel settore del medio eolico, inoltre siamo
attivi marginalmente in altri settori come quello delle
biomasse. Oltre a questi campi siamo radicati nel
settore della efficienza energetica e, in particolar
modo, della cogenerazione.
Rispetto ai competitor qual è l’elemento che
contraddistingue le attività del Suo gruppo?
Principalmente è la piena soddisfazione di quelle
che sono le domande che ci pongono i nostri clienti e
che, tipicamente, sono legate al voler consumare meno
energia, al determinare il minor impatto possibile
sull’ambiente durante il processo di produzione
energetica ed infine al voler tendere alla minor spesa
possibile in fatto di fabbisogno energetico. A tal
proposito, come Green Utility, proponiamo delle
soluzioni tecnologiche ed insieme finanziarie volte a
rispondere a queste 3 domande. Pertanto questo ci porta
non solo, per esempio, a vendere un impianto che sia
fotovoltaico o di cogenerazione, ma ci permette anche di
attivarci insieme al nostro cliente per studiare ed
ottenere la migliore resa operativa e allo stesso tempo
finanziaria del prodotto che proponiamo. In concreto,
per esempio, questo modus operandi ha trovato
declinazione in alcune operazioni che ci hanno dato
visibilità come la copertura fotovoltaica della Fiera di
Roma.
L’età anagrafica
che caratterizza Green Utility è in controtendenza se
guardiamo al comparto industriale italiano che si
qualifica spesso per età anagrafiche, soprattutto a
livello di management, piuttosto elevate. Come si è
trovato a fare i conti con questa realtà? Ritiene che
sia possibile superare in qualche modo questa
"sclerotizzazione" che affligge il comparto industriale
italiano?
Diciamo che
in Green Utility non trova cittadinanza alcuna logica
“nepotistica” o di altra natura perché né io né nessuno
degli altri giovani manager presenti in azienda è, per
esempio, figlio di imprenditori; siamo tutti
imprenditori di prima generazione e non c’è pertanto una
continuità generazionale da padre a figlio. Per
affrontare il nodo della questione, ovvero il fatto che
In Italia è difficile trovare un amministratore delegato
che inizia un’attività di queste dimensioni ad esempio
intorno ai 30 anni -l’età in cui iniziai io - è necessario fare una considerazione di
carattere generale. Innanzitutto questa situazione,
questa "sclerotizzazione" non per forza di cosa deve
implicare lo scatenarsi di un conflitto generazionale.
Secondo il mio punto di vista sussistono delle dinamiche
inerenti per esempio i processi di formazione
universitaria, che portano gli italiani ad avere almeno
5 anni di ritardo rispetto ai coetanei europei. Se
infatti uno studente italiano, di regola, si laurea
intorno ai 27 anni, allora entrerà nel mondo del lavoro
non prima dei 30 anni e quindi, chiaramente, a 32-33
anni si trova ad essere ancora un neofita. Non si può
quindi non prendere atto che, nella maggior parte dei
casi, per il settore industriale la norma è quella per
cui gli italiani, anagraficamente parlando, soffrono di
un ritardo di 5-6 anni rispetto ai coetanei di altri
Paesi d’Europa.
Quanto è importante dunque la formazione in Green Utility?
La formazione è un valore fondamentale all’interno
della nostra azienda: se vogliamo cogliere infatti le
opportunità offerte dalla green economy è
necessario investire a fondo nel processo formativo.
Spesso però accade che tra un percorso formativo, nello
specifico durante la formazione post lauream, e
la domanda di lavoro non c’è correlazione. Ed ecco
quindi la mia idea, che al momento sto sviluppando con
un prestigioso ateneo italiano, di dar vita ad un master
rivolto a tutti i futuri operatori della green economy.
Tornando al caso specifico, a Green Utility, normalmente
i nostri operatori provengono da consolidate realtà
internazionali e nazionali come General Electric, Esso,
Gaz de France o rinomate società di consulenza.
Chiaramente ad oggi l'accesso a società operanti nel
comparto green è avvenuto senza una conoscenza
specifica del settore ma grazie a tanta passione. Questo
è stato possibile poiché il comparto della green
economy sta ancora muovendo i primi passi, deve
consolidarsi e probabilmente sotto diversi punti di
vista è ancora immaturo. Chiaramente tra 4 o 5 anni,
quando avremo modo di fare i conti con una green
economy maggiormente strutturata, si entrerà a far
parte di aziende come Green Utility dimostrando di avere
competenze settoriali specifiche, né più né meno di come
avviene in altri contesti industriali.
Tra i principali ispiratori e numi tutelari di quella
che è stata ribattezzata la terza rivoluzione
industriale, o rivoluzione verde, troviamo lo
statunitense Jeremy Rifkin. Secondo quest’ultimo
l’Europa rappresenta un mercato d'elezione rispetto agli
Stati Uniti per ospitare la prossima rivoluzione
industriale, in particolare grazie alle caratteristiche
delle proprie reti infrastrutturali. Cosa ne pensa della
situazione delle infrastrutture nella Penisola?
Sinceramente ritengo che il vero problema che
abbiamo di fronte oggi nel fare impresa, ed in
particolare nello sviluppare la green economy qui
in Italia, è quello rappresentato dall’arretratezza e
dall’inefficienza cronica della Pubblica
Amministrazione. Infatti qui da noi il vero dramma non è
tanto rappresentato dal dato infrastrutturale che
caratterizza il tessuto industriale italiano, quanto
piuttosto dall’inefficienza di un sistema burocratico,
amministrativo e normativo che spesso tarpa le ali alle
stesse aziende. Chi opera nel nostro settore non può,
per esempio, non notare una profonda eterogeneità delle
normative che regolano la materia a seconda della
Regione in cui uno si trova ad operare. Pertanto il vero
problema che ritarda il consolidamento e lo sviluppo di
questo settore è rappresentato non tanto da un deficit
infrastrutturale quanto da una o più inefficienze
amministrativa.
Prima di congedarci
da Lei, volevo chiederLe una breve riflessione
sull’impianto fotovoltaico sviluppato da Green Utility
per la Fiera di Roma, opera che ha suscitato
l’ammirazione di diversi esperti stranieri e che vi
apprestate a replicare sempre in Italia.
Andiamo
particolarmente fieri dell’impianto sviluppato per la
Fiera di Roma ed e’ un modello che ci stiamo impegnando
ad esportare. Ad oggi questo progetto ha raggiunto oltre
un anno di operatività e sta dando risultati concreti
molto positivi. Chiaramente un bilancio definitivo,
essendo un investimento strutturale, si potrà fare solo
tra 5-6 anni, però il modello funziona e soprattutto
piace: sicuramente siamo orgogliosi per averlo
inventato.