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AZIENDE GREEN

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Aziende Green: Green Utility
GREENTERNET.info intervista l'A.D. Silvio Gentile
 

Sandro Zinani
08/02/2010
 

 

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Buongiorno Dottor Gentile, innanzitutto potrebbe delinearci quella che è la storia di Green Utility? Come e quando nasce?

Green Utility è una società che opera nel settore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica che è giovane in tutti i sensi. Nasce il 9 marzo 2007, data molto significativa perché è lo stesso giorno in cui la Commissione Europea ha adottato la decisione vincolante che obbliga ciascun Paese membro a raggiungere un target del 20% per quanto riguarda l'energia prodotta da fonti rinnovabili e, contemporaneamente, ha fissato un obiettivo di riduzione del 20% delle emissioni di Co2. Come ho detto poc’anzi è una realtà molto giovane che si appresta a concludere il terzo anno di attività vera e propria: in particolare siamo un’azienda in cui l’età media della persone che vi lavorano è pari a 31 anni. Ad oggi la nostra azienda occupa circa 40 persone, con vari ruoli e mansioni operative, e in particolare in Green Utility non sussiste alcuna forma di precariato: nel nostro gruppo si lavora infatti con contratti che, nella peggiore delle ipotesi, hanno una durata minima di 3 anni. Il nostro obiettivo è quello di operare principalmente nel settore delle rinnovabili: in particolare Green Utility è radicata nel comparto del fotovoltaico dei grandi impianti e nel settore del medio eolico, inoltre siamo attivi marginalmente in altri settori come quello delle biomasse. Oltre a questi campi siamo radicati nel settore della efficienza energetica e, in particolar modo, della cogenerazione.

Rispetto ai competitor qual è l’elemento che contraddistingue le attività del Suo gruppo?

Principalmente è la piena soddisfazione di quelle che sono le domande che ci pongono i nostri clienti e che, tipicamente, sono legate al voler consumare meno energia, al determinare il minor impatto possibile sull’ambiente durante il processo di produzione energetica ed infine al voler tendere alla minor spesa possibile in fatto di fabbisogno energetico. A tal proposito, come Green Utility, proponiamo delle soluzioni tecnologiche ed insieme finanziarie volte a rispondere a queste 3 domande. Pertanto questo ci porta non solo, per esempio, a vendere un impianto che sia fotovoltaico o di cogenerazione, ma ci permette anche di attivarci insieme al nostro cliente per studiare ed ottenere la migliore resa operativa e allo stesso tempo finanziaria del prodotto che proponiamo. In concreto, per esempio, questo modus operandi ha trovato declinazione in alcune operazioni che ci hanno dato visibilità come la copertura fotovoltaica della Fiera di Roma.

L’età anagrafica che caratterizza Green Utility è in controtendenza se guardiamo al comparto industriale italiano che si qualifica spesso per età anagrafiche, soprattutto a livello di management, piuttosto elevate. Come si è trovato a fare i conti con questa realtà? Ritiene che sia possibile superare in qualche modo questa "sclerotizzazione" che affligge il comparto industriale italiano?

Diciamo che in Green Utility non trova cittadinanza alcuna logica “nepotistica” o di altra natura perché né io né nessuno degli altri giovani manager presenti in azienda è, per esempio, figlio di imprenditori; siamo tutti imprenditori di prima generazione e non c’è pertanto una continuità generazionale da padre a figlio. Per affrontare il nodo della questione, ovvero il fatto che In Italia è difficile trovare un amministratore delegato che inizia un’attività di queste dimensioni ad esempio intorno ai 30 anni -l’età in cui iniziai io - è necessario fare una considerazione di carattere generale. Innanzitutto questa situazione, questa "sclerotizzazione" non per forza di cosa deve implicare lo scatenarsi di un conflitto generazionale. Secondo il mio punto di vista sussistono delle dinamiche inerenti per esempio i processi di formazione universitaria, che portano gli italiani ad avere almeno 5 anni di ritardo rispetto ai coetanei europei. Se infatti uno studente italiano, di regola, si laurea intorno ai 27 anni, allora entrerà nel mondo del lavoro non prima dei 30 anni e quindi, chiaramente, a 32-33 anni si trova ad essere ancora un neofita.  Non si può quindi non prendere atto che, nella maggior parte dei casi, per il settore industriale la norma è quella per cui gli italiani, anagraficamente parlando, soffrono di un ritardo di 5-6 anni rispetto ai coetanei di altri Paesi d’Europa.

Quanto è importante dunque la formazione in Green Utility?

La formazione è un valore fondamentale all’interno della nostra azienda: se vogliamo cogliere infatti le opportunità offerte dalla green economy è necessario investire a fondo nel processo formativo. Spesso però accade che tra un percorso formativo, nello specifico durante la formazione post lauream, e la domanda di lavoro non c’è correlazione. Ed ecco quindi la mia idea, che al momento sto sviluppando con un prestigioso ateneo italiano, di dar vita ad un master rivolto a tutti i futuri operatori della green economy.
Tornando al caso specifico, a Green Utility, normalmente i nostri operatori provengono da consolidate realtà internazionali e nazionali come General Electric, Esso, Gaz de France o rinomate società di consulenza. Chiaramente ad oggi l'accesso a società operanti nel comparto green è avvenuto senza una conoscenza specifica del settore ma grazie a tanta passione. Questo è stato possibile poiché il comparto della green economy sta ancora muovendo i primi passi, deve consolidarsi e probabilmente sotto diversi punti di vista è ancora immaturo. Chiaramente tra 4 o 5 anni, quando avremo modo di fare i conti con una green economy maggiormente strutturata, si entrerà a far parte di aziende come Green Utility dimostrando di avere competenze settoriali specifiche, né più né meno di come avviene in altri contesti industriali.

Tra i principali ispiratori e numi tutelari di quella che è stata ribattezzata la terza rivoluzione industriale, o rivoluzione verde, troviamo lo statunitense Jeremy Rifkin. Secondo quest’ultimo l’Europa rappresenta un mercato d'elezione rispetto agli Stati Uniti per ospitare la prossima rivoluzione industriale, in particolare grazie alle caratteristiche delle proprie reti infrastrutturali. Cosa ne pensa della situazione delle infrastrutture nella Penisola?

Sinceramente ritengo che il vero problema che abbiamo di fronte oggi nel fare impresa, ed in particolare nello sviluppare la green economy qui in Italia, è quello rappresentato dall’arretratezza e dall’inefficienza cronica della Pubblica Amministrazione. Infatti qui da noi il vero dramma non è tanto rappresentato dal dato infrastrutturale che caratterizza il tessuto industriale italiano, quanto piuttosto dall’inefficienza di un sistema burocratico, amministrativo e normativo che spesso tarpa le ali alle stesse aziende. Chi opera nel nostro settore non può, per esempio, non notare una profonda eterogeneità delle normative che regolano la materia a seconda della Regione in cui uno si trova ad operare. Pertanto il vero problema che ritarda il consolidamento e lo sviluppo di questo settore è rappresentato non tanto da un deficit infrastrutturale quanto da una o più inefficienze amministrativa.

Prima di congedarci da Lei, volevo chiederLe una breve riflessione sull’impianto fotovoltaico sviluppato da Green Utility per la Fiera di Roma, opera che ha suscitato l’ammirazione di diversi esperti stranieri e che vi apprestate a replicare sempre in Italia.

Andiamo particolarmente fieri dell’impianto sviluppato per la Fiera di Roma ed e’ un modello che ci stiamo impegnando ad esportare. Ad oggi questo progetto ha raggiunto oltre un anno di operatività e sta dando risultati concreti molto positivi. Chiaramente un bilancio definitivo, essendo un investimento strutturale, si potrà fare solo tra 5-6 anni, però il modello funziona e soprattutto piace: sicuramente siamo orgogliosi per averlo inventato.

 

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