H&M è il colosso della moda svedese che distribuisce in
tutto il mondo capi d’abbigliamento per uomo, donna e
bambino a prezzi decisamente vantaggiosi. L’azienda
svedese sembra nutrire inoltre un particolare interesse
per l’ambiente tanto che, a partire dalla primavera 2008
con replica l’anno successivo, propone una collezione di
capi d’abbigliamento interamente progettata a partire da
cotone biologico. E’ la stessa Margareta van den Bosch, responsabile delle attività di
design del colosso svedese a ribadire, nel 2008, durante
la presentazione della collezione in fibra biologica
sviluppata dal gruppo che “H&M è fiera di offrire
vestiti fatti interamente di cotone biologico, anche e
soprattutto perché i nostri clienti sono sempre più
sensibili alle tematiche ambientali”.
Esatto.
I clienti di H&M sono lieti di sfoggiare nelle giornate
primaverili vestiti progettati a partire da cotone
biologico.
Succede però che
qualche settimana fa viene pubblicata la notizia che il
tanto decantato cotone biologico di H&M è in realtà un
mutante, un replicante che sembra esser uscito dalla
penna di Philip Dick. Sì perché in realtà la fibra che
compone la linea di “vestiti bio” di H&M sembra essere
composta sì da cotone, ma da cotone geneticamente
modificato.
La notizia esplode a
gennaio quando l’edizione tedesca del Financial Times
rende noto che diversi gruppi europei operanti nel
settore della moda – H&M, C&A e Tchibo - utilizzano per le
collezioni d’abbigliamento tessuto composto a partire da
cotone geneticamente modificato al posto del tanto
pubblicizzato cotone biologico. Tutto ha inizio quando
vengono resi pubblici i risultati di un'indagine
condotta dall’istituto di ricerca tedesco Impetus
su diversi campioni di cotone utilizzati nelle
collezioni delle suddette aziende. Dalle analisi emerge
infatti un dato inquietante: il cotone geneticamente
modificato è presente nel 30% dei tessuti analizzati.
Come ha fatto il
cotone mutante a finire nei completi primaverili di
H&M?
In realtà tutto inizia in India, Paese in cui si
concentra la maggior parte della produzione globale di
cotone biologico. L’India al momento soddisfa oltre il
50% della produzione mondiale di cotone biologico, nel
solo biennio 2008/2009 ha prodotto ben 107.000
tonnellate di cotone a fronte di una produzione globale
pari a 175.113 tonnellate, numeri che rendono da soli
l'idea del giro d'affari che sta dietro alla produzione
e alla esportazione del cotone indiano. Secondo quanto
ammesso alla stampa da Sanjay Dave, direttore
dell’Authority di controllo sulle attività agricole
indiane, la frode scoperta dai laboratori tedeschi non
rappresenta un caso isolato ed è molto più estesa di
quanto si creda. Sembra che già ad aprile 2009 le
autorità indiane avessero sentito puzza di bruciato e,
dopo le indagini di routine, avevano deciso di comminare
sanzioni pecuniarie agli organismi preposti alla
vigilanza dell’industria del cotone.
Nel frattempo, scoperchiato il vaso di Pandora, H&M è
corsa ai ripari: il gruppo ha infatti dichiarato di
essere venuto a conoscenza tardivamente della frode in
atto ed ha quindi ammesso che con tutta probabilità
cotone ogm potrebbe essere stato utilizzato nella
produzione dei propri abiti.
Preso atto della sostanziale ammissione di colpa da
parte del colosso svedese, ci si domanda quanto possa
essere difficile da parte di prestigiose firme, come è
il caso di H&M, vigilare sulle proprie attività; a
fronte di avvenimenti come questi il tanto sbandierato
amore per l’ambiente suona,nella migliore delle ipotesi,
come l’ennesimo specchietto per le allodole creato per
accalappiare clienti e, nella peggiore, come una
colossale presa in giro.
Nel mentre non possiamo far altro che aspettare marzo e
la consueta presentazione delle linee d’abbigliamento
per la Primavera 2010, sperando che, almeno questa
volta, si tratti di cotone biologico e non di fibra
mutante.