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RICOSTRUZIONE

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Ricostruzione Abruzzo
Il caso dell'eco-villaggio di Pescomaggiore
 

Alessia di Bitonto
1/2/2010
 

 

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Oltre alla ricostruzione portata avanti secondo il piano C.A.S.E. varato dal Governo, esiste un caso di autocostruzione nel piccolo borgo di Pescomaggiore: si tratta del progetto E.V.A. Eco – Villaggio – Autocostruito.

Prima di entrare nei dettagli di questa interessante esperienza di cittadinanza attiva, oltre che di bioarchitettura, un breve excursus degli eventi a seguire la notte del 6 aprile 2009:

Un terremoto di magnitudo 6.9 della scala Richter colpisce il territorio dell'Aquila e molti comuni limitrofi, danneggiandoli fisicamente e socialmente. Gli sfollati sono 68.000, circa il 50% del patrimonio edilizio risulta inagibile e di questo la metà presenta danni strutturali ingenti.

- Il Decreto del Commissario Delegato n 3 del 16/04/2009  individua la lista dei comuni danneggiati dagli eventi sismici che hanno colpito la provincia dell'Aquila ed altri comuni della regione Abruzzo.

- Il Decreto legge n.39 del 28 aprile 2009 riguarda gli "Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile".

All’interno di questo quadro vengono lanciate due misure d’intervento e due Bandi di Gara:

  • Bando C.A.S.E sul territorio comunale di L’Aquila
  • Bando Moduli Abitativi Provvisori sul territorio della Regione Abruzzo

Le due misure varate dal Governo provvedono alle esigenze abitative di parte degli sfollati i cui stabili danneggiati ricadono nella categoria “E”.

Il bando C.A.S.E. prevede il trasferimento di tutti gli sfollati del comune dell’Aquila in quartieri di nuova costruzione localizzati in 20 aree periferiche.

Uno dei centri che avrebbe subito questo processo di deportazione è Pescomaggiore. I tempi molto lunghi della ricostruzione rischiano di determinare l’abbandono del paese, già semi-spopolato dall’emigrazione. Qui si era costituito poco prima del terremoto il “Comitato per la rinascita di Pescomaggiore”, composto da alcune famiglie del paese, con la finalità di promuovere lo sviluppo turistico e frenare l’emigrazione.

I membri del Comitato decidono di autofinanziare un progetto alternativo alla proposta del Governo per non abbandonare il paese d’origine.

Su progetto degli architetti Paolo Robazza e Fabrizio Savini del BAG studio mobile e con l’assistenza tecnica di Caleb Murray Burdeau, esperto in bioarchitettura, si decide di realizzare, su terreni concessi in comodato da alcuni compaesani a poche centinaia di metri dal paese, un villaggio di bilocali e trilocali low cost ed a minimo impatto ambientale nel rispetto delle norme anti-sismiche ed edilizie vigenti.



Il progetto E.V.A. di Pescomaggiore nasce dunque dalla necessità di fornire nel minor tempo possibile delle soluzioni abitative per permettere ai residenti di rimanere sul proprio territorio salvaguardando le attività economiche -agricoltura e pastorizia- e la rete sociale del paese.

Si tratta della costruzione di sette unità abitative ( tre da 40 mq e quattro da 56 mq) per ospitare complessivamente 22 persone.  Le case hanno una struttura in legno che risponde alle normative antisismiche e di forte carico di neve; esse sono posizionate lungo il naturale declivio del terreno verso la valle secondo una disposizione che evita l’introspezione e permette la massima apertura verso il paesaggio.

L'orientamento del sito consente di aprire a sud le finestre delle camere e del soggiorno-cucina, integrandole con una veranda esterna che si sviluppa su tutta la facciata e che permette di godersi la vista sulla valle. In questo modo i raggi solari d'inverno possono penetrare dalle ampie vetrate e irradiare il pavimento riscaldandolo, mentre d'estate vengono schermati dai brise-soleil della veranda nelle ore più calde, mantenendo un alto benessere ambientale.

I muri di tamponamento sono costituiti da balle di paglia, una soluzione tecnologica dettata esclusivamente da necessità tecniche. Questa rappresenta una maniera di costruire semplice, economica e ad alto rendimento termico. Le balle di paglia utilizzate sono di dimensioni standard di cm 100x45x35, quindi facili da sollevare e da posizionare e non richiedono competenze specifiche per la messa in opera. Una volta completati i muri, la finitura con intonaco sui due lati (calce e sabbia in questo caso) le rende ignifughe e isolate. La trasmittanza termica per una parete in paglia di 45 cm di spessore è di 0,13 W/m2K, circa un terzo di una convenzionale parete di forati con intercapedine. Significa che la casa con questa coibentazione d'inverno necessita solo di una stufa o caminetto che resti acceso poche ore al giorno per mantenere un livello igrotermico ottimale in tutti gli ambienti, mentre d'estate resta piacevolmente fresca, garantendo una riduzione di costi annui del 75% rispetto alle moderne abitazioni.

Per quanto riguarda la resistenza al fuoco, i muri costruiti in balle di paglia ed intonacati, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, offrono ottime prestazioni: possono resistere per tre ore a temperature di 1010°C.

Le balle di paglia sono un buon materiale fonoassorbente: spesso sono utilizzate nella realizzazione di studi di registrazione e vengono impiegate nelle barriere acustiche lungo le autostrade o in prossimità degli aeroporti.

L'aspetto ancor più interessante, a fronte di tali prestazioni, è l'economicità del prodotto: l'acquisto ed il trasporto di ogni balla, può costare tra 1,50 € e 2,50 €. Considerando che un'abitazione di 70 mq richiede l'impiego di circa 280-320 balle, il costo del materiale si aggira complessivamente tra i 420 ed i 775 €;  a questo si aggiungono i ridotti costi di manodopera per la semplicità della tecnica di produzione e la velocità di costruzione che rendono la paglia, il materiale migliore per la realizzazione di questo progetto.

Altro parametro fondamentale del progetto è l’efficienza energetica.

La coibentazione interna è ottimizzata dall'isolamento del tetto in cellulosa e da quello della soletta di calcestruzzo, isolata da apposito cappotto, che funge anche da base per il pavimento.

Per la produzione di energia elettrica si utilizzano pannelli fotovoltaici in copertura. L'orientamento delle abitazioni e l'inclinazione delle falde rendono ottimale il loro impiego. Il progetto prevede l’installazione di 3 kWp per casa. Il solare termico per la produzione di acqua calda, il recupero delle acque piovane e la predisposizione di un impianto di fitodepurazione per il trattamento delle acque di scarico sono altre caratteristiche che rendono questo complesso di abitazioni un ecovillaggio ad alta efficienza energetica. 

Il progetto, nato per rispondere alle esigenze immediate degli sfollati, non manca di lungimiranza: dopo la ricostruzione questo villaggio

EVA

occuperà attività culturali e di promozione turistica.

Il costo delle abitazioni (circa 500 euro al mq, un quinto di quello degli appartamenti del progetto C.A.S.E.) sarà sostenuto dalle donazioni per l’Ecovillaggio e per la parte mancante dalle tasche dei beneficiari.

Per saperne di più o per supportare il progetto http://eva.pescomaggiore.org

 

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