Oltre
alla ricostruzione portata avanti secondo il piano
C.A.S.E. varato dal Governo, esiste un caso di
autocostruzione nel piccolo borgo di Pescomaggiore: si
tratta del progetto E.V.A. Eco – Villaggio –
Autocostruito.
Prima di entrare nei dettagli di questa interessante
esperienza di cittadinanza attiva, oltre che di
bioarchitettura, un breve excursus degli eventi a
seguire la notte del 6 aprile 2009:
Un terremoto di magnitudo 6.9 della scala Richter
colpisce il territorio dell'Aquila e molti comuni
limitrofi, danneggiandoli fisicamente e socialmente. Gli
sfollati sono 68.000, circa il 50% del patrimonio
edilizio risulta inagibile e di questo la metà presenta
danni strutturali ingenti.
- Il Decreto del Commissario Delegato n 3 del
16/04/2009 individua la lista dei comuni danneggiati
dagli eventi sismici che hanno colpito la provincia
dell'Aquila ed altri comuni della regione Abruzzo.
- Il Decreto legge n.39 del 28 aprile 2009 riguarda gli
"Interventi urgenti in favore delle popolazioni
colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel
mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di
protezione civile".
All’interno di questo quadro vengono lanciate due misure
d’intervento e due Bandi di Gara:
-
Bando C.A.S.E sul territorio comunale di L’Aquila
-
Bando Moduli Abitativi Provvisori sul
territorio della Regione Abruzzo
Le due
misure varate dal Governo provvedono alle esigenze
abitative di parte degli sfollati i cui stabili
danneggiati ricadono nella categoria “E”.
Il bando C.A.S.E. prevede il trasferimento di tutti gli
sfollati del comune dell’Aquila in quartieri di nuova
costruzione localizzati in 20 aree periferiche.
Uno dei
centri che avrebbe subito questo processo di
deportazione è Pescomaggiore. I tempi
molto lunghi della ricostruzione rischiano di
determinare l’abbandono del paese, già semi-spopolato
dall’emigrazione. Qui si era costituito poco prima del
terremoto il “Comitato per la rinascita di Pescomaggiore”,
composto da alcune famiglie del paese, con la finalità
di promuovere lo sviluppo turistico e frenare
l’emigrazione.
I membri del Comitato decidono di autofinanziare un
progetto alternativo alla proposta del Governo per non
abbandonare il paese d’origine.
Su progetto degli architetti Paolo Robazza e Fabrizio
Savini del BAG studio mobile e con l’assistenza tecnica
di Caleb Murray Burdeau, esperto in bioarchitettura, si
decide di realizzare, su terreni concessi in comodato da
alcuni compaesani a poche centinaia di metri dal paese,
un villaggio di bilocali e trilocali low cost ed a
minimo impatto ambientale nel rispetto delle norme
anti-sismiche ed edilizie vigenti.

Il progetto E.V.A. di Pescomaggiore nasce dunque dalla
necessità di fornire nel minor tempo possibile delle
soluzioni abitative per permettere ai residenti di
rimanere sul proprio territorio salvaguardando le
attività economiche -agricoltura e pastorizia- e la rete
sociale del paese.
Si tratta della costruzione di sette unità abitative (
tre da 40 mq e quattro da 56 mq) per ospitare
complessivamente 22 persone. Le case hanno una
struttura in legno che risponde alle normative
antisismiche e di forte carico di neve; esse sono
posizionate lungo il naturale declivio del terreno verso
la valle secondo una disposizione che evita
l’introspezione e permette la massima apertura verso il
paesaggio.
L'orientamento del sito consente di aprire a sud le
finestre delle camere e del soggiorno-cucina,
integrandole con una veranda esterna che si sviluppa su
tutta la facciata e che permette di godersi la vista
sulla valle. In questo modo i raggi solari d'inverno
possono penetrare dalle ampie vetrate e irradiare il
pavimento riscaldandolo, mentre d'estate vengono
schermati dai brise-soleil della veranda nelle ore più
calde, mantenendo un alto benessere ambientale.
I muri di tamponamento sono costituiti da balle di
paglia, una soluzione tecnologica dettata esclusivamente
da necessità tecniche. Questa rappresenta una maniera di
costruire semplice, economica e ad alto rendimento
termico. Le balle di paglia utilizzate sono di
dimensioni standard di cm 100x45x35, quindi facili da
sollevare e da posizionare e non richiedono competenze
specifiche per la messa in opera. Una volta completati i
muri, la finitura con intonaco sui due lati (calce e
sabbia in questo caso) le rende ignifughe e isolate. La
trasmittanza termica per una parete in paglia di 45 cm
di spessore è di 0,13 W/m2K, circa un terzo di una
convenzionale parete di forati con intercapedine.
Significa che la casa con questa coibentazione d'inverno
necessita solo di una stufa o caminetto che resti acceso
poche ore al giorno per mantenere un livello igrotermico
ottimale in tutti gli ambienti, mentre d'estate resta
piacevolmente fresca, garantendo una riduzione di costi
annui del 75% rispetto alle moderne abitazioni.
Per quanto riguarda la resistenza al fuoco, i muri
costruiti in balle di paglia ed intonacati,
contrariamente a quanto si potrebbe pensare, offrono
ottime prestazioni: possono resistere per tre ore a
temperature di 1010°C.
Le balle di paglia sono un buon materiale
fonoassorbente: spesso sono utilizzate nella
realizzazione di studi di registrazione e vengono
impiegate nelle barriere acustiche lungo le autostrade o
in prossimità degli aeroporti.
L'aspetto ancor più interessante, a fronte di tali
prestazioni, è l'economicità del prodotto: l'acquisto ed
il trasporto di ogni balla, può costare tra 1,50 € e
2,50 €. Considerando che un'abitazione di 70 mq richiede
l'impiego di circa 280-320 balle, il costo del materiale
si aggira complessivamente tra i 420 ed i 775 €; a
questo si aggiungono i ridotti costi di manodopera per
la semplicità della tecnica di produzione e la velocità
di costruzione che rendono la paglia, il materiale
migliore per la realizzazione di questo progetto.
Altro
parametro fondamentale del progetto è l’efficienza
energetica.
La
coibentazione interna è ottimizzata dall'isolamento del
tetto in cellulosa e da quello della soletta di
calcestruzzo, isolata da apposito cappotto, che funge
anche da base per il pavimento.
Per la
produzione di energia elettrica si utilizzano pannelli
fotovoltaici in copertura. L'orientamento delle
abitazioni e l'inclinazione delle falde rendono ottimale
il loro impiego. Il progetto prevede l’installazione di
3
kWp per casa. Il solare termico per la produzione di
acqua calda, il recupero delle acque piovane e la
predisposizione di un impianto di fitodepurazione per il
trattamento delle acque di scarico sono altre
caratteristiche che rendono questo complesso di
abitazioni un ecovillaggio ad alta efficienza
energetica.
Il
progetto, nato per rispondere alle esigenze immediate
degli sfollati, non manca di lungimiranza: dopo la
ricostruzione questo villaggio