“Io volevo rendere il lavoro dell’uomo più umano.
Io volevo rendere dignità economica e morale al lavoro.”
Eccolo qui: Brunello Cucinelli, perugino, classe 1956,
leader incontrastato del cachemire nel mondo, in parte
filosofo e mecenate prestato all’industria ed in parte
imprenditore di successo votato al profitto dell’etica
più che all’etica del profitto.
I dati registrati dal gruppo Cucinelli parlano da soli:
nel giro di due anni il fatturato dell’azienda passa dai
120,76 milioni di euro del 2007 ai 143,86 milioni del
2008 (pari ad un incremento del 19,21%), le previsioni
per il 2009 sono di un ulteriore crescita dei ricavi (le
stime si aggirano sui 154 milioni di euro) e nel
frattempo, mentre la crisi svuota i capannoni delle
imprese italiane, l’azienda assume manodopera passando
da 414 a 465 dipendenti. Intanto il marchio del gruppo
umbro si rafforza e arriva sui principali mercati
internazionali grazie ai punti vendita presenti presso i
principali Paesi europei ed extra-europei: Francia,
Stati Uniti, Russia, Giappone, Svizzera, Spagna.
Un successo internazionale che nasce e cresce in
Italia, in un piccolo paese in provincia di Perugia:
Solomeo. L’azienda ha sede infatti in questo
affascinante borgo medievale dell'Umbria che lo stesso
Cucinelli ha contribuito a restaurare, una sede che non
ha nulla in comune con gli headquarters delle
odierne realtà industriali: uffici ed officine trovano
rifugio all’interno della Rocca medievale attorno a cui
si dispiega il Foro della Arti in cui trovano posto un
teatro, un accademia ed una biblioteca.
Tutto questo ha a che fare con una sensibilità
particolare, in cui predomina un senso di profonda
responsabilità morale verso l’esistente e quindi, anche
e soprattutto, verso il lavoro. Suggestioni di Marco
Aurelio e Seneca, Francesco D’Assisi e Lorenzo il
Magnifico sono riscontrabili nell’operato di quest’uomo
per cui la parola “lavoro” significa opportunità di
miglioramento della vita umana e creazione di bellezza:
eticità e mecenatismo.
Risulta interessante a questo punto cercare di capire
quelli che sono gli elementi concreti su cui poggia
l’”impresa umanistica” Cucinelli: l’asse portante sembra
essere il tipo di rapporto con i dipendenti, un rapporto
orientato su fiducia e senso di responsabilità
reciproca. All’interno dell’azienda viene chiesto ai
dipendenti di assolvere ai propri compiti con rigore ed
autodisciplina ma nello stesso tempo ciascun lavoratore
percepisce un salario che è maggiore del 20% rispetto
alla media nazionale. Gli stessi dipendenti partecipano
attivamente alle scelte strategiche aziendali,
discutendo di volta in volta insieme alla proprietà dove
destinare gli investimenti e che tipo di opere
finanziarie.
“La spiritualità dei grandi pensatori del passato,
dei santi e dei poeti, al di là dei dogmi e delle
discipline, ha indicato senza ombre e senza eccezione un
valore davvero grande: quello dell'uomo. Nella mia vita
ho sempre coltivato un sogno: quello di poter lavorare
in uno splendido luogo, con lo spirito di rendere il
lavoro dell'uomo più "umano", di elevare la sua dignità
e nel contempo custodire i beni di proprietà del mondo.
“

Più che una strategia manageriale vincente, il percorso
intrapreso dall’imprenditore umbro assomiglia ad un
itinerario di vita che presenta molti punti di contatto
con l’etica spirituale del lavoro così come veniva
intesa in epoca rinascimentale. Un itinerario che sembra
ottenere riscontri non solo sotto il profilo dei
risultati finanziari: a giugno di quest’anno Brunello
Cucinelli riceve infatti il premio “Imprenditore
Olivettiano 2009” istituito dall’Associazione
Archivio Storico Olivetti di Ivrea. Il prestigioso
riconoscimento viene conferito a quegli imprenditori che
hanno saputo ispirare la propria attività a qui valori
di responsabilità sociale e di sensibilità per bellezza
e cultura che in passato erano stati i cardini su cui si
sviluppò l’esperienza imprenditoriale di Adriano
Olivetti.
Ecco le ragioni che hanno portato a questo
riconoscimento:
“per avere creato e sviluppato un gruppo industriale
italiano di grande successo sui mercati internazionali,
basandosi su valori fondamentali, quali il rispetto
delle persone, la ricerca costante della bellezza dei
prodotti, l’amore per l’ambiente e per il territorio
umbro, la promozione dell’arte e l’impegno per la
rinascita del borgo di Solomeo, non lontano da Perugia”.
Un riconoscimento a cui si deve aggiungere quello
tributato questo novembre da parte della Ernst & Young
come Imprenditore dell’Anno: anche in questo caso a
Cucinelli si riconosce “la continua ricerca del
benessere psicofisico e della qualità della vita negli
ambienti di lavoro e l’importante azione svolta per il
recupero e il restauro di costruzioni storiche e la
continua attenzione in favore dell’educazione e della
cultura.”
In conclusione c’è una cosa che colpisce nell’avventura
di Cucinelli, ovvero la profonda convinzione, espressa a
più riprese da parte del protagonista di questa storia,
che il modello di “impresa umanistica” non solo è
replicabile a tutte le latitudini ma è anche necessario
per rispondere agli inquietanti interrogativi che
puntualmente bussano alla porta delle società
sviluppate. Secondo l’industriale perugino infatti il
mondo imprenditoriale deve impegnarsi attivamente per un
rinascimento economico che si sviluppi innanzitutto a
partire da premesse morali, un auspicio questo che
difficilmente risulta non condivisibile .