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AZIENDA ETICA

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Condivisione degli utili tra impresa e lavoratori
Nessuna bontà o regalia, può essere un buon affare per tutti. A qualche condizione.
 

Marina Berardi
10/5/2009
 

 

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Quale che sia il destino del prossimo futuro, questa crisi ha portato a nudo alcune debolezze e vizi del nostro modello di sviluppo e lo sforzo richiesto a lavoratori ed aziende per risalire la china della crisi è stato e sarà tutt'altro che lieve.Tutti i governi hanno adottato misure di sostegno alle proprie economie più o meno efficaci e più o meno condivise dalle parti sociali. La crisi e le risposte che alla crisi sono state finora trovate hanno evidenziato come lo sforzo congiunto di capitale e lavoro, in accordo e non in conflitto, sia fondamentale per accelerare l'inversione di tendenza e sostenere la ripresa.

Verso la fine dell'estate il Ministro dell’Economia in carica Tremonti ha rilanciato il tema della partecipazione agli utili di impresa da parte dei lavoratori. La proposta ha riscontrato l’appoggio immediato sia del Ministro del Lavoro Sacconi che delle parti sociali, ad esclusione della CGIL.  Agli inizi di settembre si è aperto un tavolo di concertazione presso il Ministero del Lavoro al quale partecipano  Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria, Confsal, Cia, Confapi, Ania, Lega Cooperative, Confcooperative, Cida, Unci, Agci, Confedir, Confedertecnica, Ciu, Unionquadri, Confail, Confilp, Confprofessioni e Cuq. 

Come espresso in occasione del Workshop Ambrosetti a Cernobbio, da Marcegaglia ed Epifani le parti sociali stanno "dialogando" alla ricerca di un accordo, anche se la contrattazione di secondo livello, già prevista, permette, sin d'ora, alcuni margini di manovra nella direzione di una maggiore  condivisione dei risultati aziendali.

Sembra che le posizioni delle parti sociali siano più "vicine" di quelle della base che rappresentano, forse più consapevoli della necessità di avviare una nuova stagione delle relazioni industriali.

E' interessante ascoltare la voce della base espressa sulla rete dove si è creata un’animata discussione sull'argomento, discussione nella quale hanno trovato posto le opinioni più disparate.

Analizzando i vari commenti, si evince che il problema di fondo è la reciproca mancanza di fiducia. La maggior parte dei commentatori, dal lato dei “lavoratori”  manifesta la convinzione che gli imprenditori, faranno di tutto per non far risultare utili da distribuire anche a costo di fare un falso in bilancio (tanto è depenalizzato). I pochi commenti dal lato degli imprenditori esprimono forti perplessità sia sulla propensione al rischio d’impresa dei lavoratori che la partecipazione ai risultati comporta, siano utili o  perdite, sia sulla capacità degli imprenditori di “aprire la gestione dell’impresa” ad altri, ancorché parte dell’impresa stessa.

Di diversa opinione, è il Ministro Sacconi che  nel corso di una recente intervista, ha evidenziato l'opportunità di legare i salari alla produttività dell'azienda anche in un momento di crisi: "E' proprio in una fase come questa che occorre condividere la fatica per uscire dalla crisi per poi condividere i risultati quando arriveranno". Sottolinea inoltre Sacconi come sia necessario ripensare le relazioni industriali e del mondo del lavoro per permettere al tessuto economico italiano di reagire ai mutamenti di scenario globale con la necessaria tempestività.

 L'obiettivo dichiarato del tavolo di discussione è di redigere un documento condiviso che funga da "Avviso" e da orientamento per il Parlamento. Rispetto alla scadenza originariamente fissata, le parti hanno ancora circa un mese di tempo, anche se l'avvicinarsi del momento della rinegoziazione dei contratti collettivi di autunno fa prevedere che tale termine, purtroppo, slitterà con buona pace dei tempi di risposta della nostra economia.  

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