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AGRICOLTURA

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Green Economy: quando l'agricoltura non è più un taboo
Non solo vanga e zappa, ma tecnologia, marketing e tanta 'Rete'.
 

Sandro Zinani
10/5/2009
 

 

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Nelle scorse settimane si è svolto a Bologna Sana 2009, 21°Salone Internazionale dedicato al Naturale,  durante il quale si è cercato di fare il punto della situazione riguardo a tutte quelle attività italiane e non solo che fanno della sensibilità bio il proprio punto di forza.

Estremamente interessante appare il ritratto del settore agricolo biologico per quanto riguarda l’Italia:

Nel primo semestre 2009 infatti il Sinab ha comunicato che il comparto bio ha registrato su base annua un incremento delle attività del 7,5% pari ad un valore complessivo dell’intero settore che oggi si attesta tra i 2,8 ed i 3 miliardi di euro. L’Europa intera rappresenta il principale mercato mondiale di riferimento per i prodotti biologici con Germania, Gran Bretagna, Francia ed Italia che fungono da locomotive e leader per quanto riguarda l’agricoltura senza chimica. Se poi guardiamo ancora più al dettaglio notiamo che l’Italia con il suo milione di ettari adibiti a superficie bio occupa il quarto posto nella classifica mondiale (dopo Austrialia, Argentina, Brasile Cina e Stati Uniti) ed il primo posto in Europa ( seguita da Spagna, Germania e Gran Bretagna) per quanto riguarda lo spazio concesso sul totale della propria superficie coltivabile all’agricoltura biologica.

Questi dati non fanno che confermare una tendenza in pieno sviluppo e che riesce a radicarsi nonostante la fase di recessione che ha colpito la gran parte dei mercati economici mondiali dalla fine del 2008 ad oggi.

In concreto possiamo dire che nonostante la fase generalizzata di flessione dei consumi che si è registrata nei primi mesi del 2009 per quanto riguarda la maggior parte dei prodotti acquistati dalla famiglia italiana media (abbigliamento, elettrodomestici, tv), questo fenomeno non ha minimamente intaccato le abitudini di acquisto che riguardano la tavola, il mangiare, i prodotti della terra.  Secondo quanto rilevato dall’Ismea infatti la vendita di beni ortofrutticoli ha segnato nei primi sei mesi di quest’anno un incremento del 19.8% rispetto all’anno passato a cui bisogna aggiungere un +24,3% per quanto riguarda la vendita di uova e un +11,6% delle bevande.

Le cifre nella loro nuda semplicità basterebbero a suggerire l’idea che il settore agricolo italiano non è più la Cenerentola delle attività economiche di un Paese che vuole votarsi solamente ai dettami di un’economia aggressiva e priva di valori. I dati infatti sottolineano prima di tutto il costante aumento di interesse da parte dei nuclei famigliari verso un settore come quello dell’agricoltura biologica che fa dell’innovazione e dei valori il proprio punto di forza oltre che di distinguo.

Se consideriamo la nostra Penisola accade però di dover ancora fare i conti con un vecchio pregiudizio culturale che ammorba l’opinione pubblica ovvero quello secondo cui parlare di agricoltura significa evocare un vetusto sistema di attività che nell’immaginario collettivo sono ancora legate alla figura della zappa e della vanga. A supporto di questa, sconsolante, tesi ci arrivano infatti i dati resi noti dal Ministero per le Politiche Agricole che per voce dello stesso ministro Luca Zaia ha fatto sapere recentemente che delle 1.700.000 aziende agricole italiane solo il 10% ha imprenditori con meno di 40anni.

Si rende quindi necessario un ripensamento dell’intero settore che sappia da un lato sfruttare l’interesse vieppiù crescente dimostrato dai consumatori verso un comparto che fa di alcuni valori la propria bandiera e che dall’altro sappia trasmettere una nuova immagine di sé capace di solleticare l’interesse dei più giovani. Lo stereotipo del contadino “cafone”, di siloniana memoria, non ha infatti nulla a che vedere con una realtà in cui si combina l’utilizzo di nuove tecnologie e ricerche per saper far fruttare al meglio ciò che Madre Natura mette a disposizione.

L’interesse da parte delle giovani leve verso il settore agricolo è comunque un trend destinato a rafforzarsi se, come recentemente ha messo in luce Coldiretti, attualmente sono quasi 100 mila i giovani al di sotto dei 35 anni che si trovano a tenere le redini di aziende agricole che rappresentano le frange più dinamiche del comparto agricolo italiano. Secondo un’indagine condotta dall’organizzazione degli imprenditori agricoli le aziende gestite dagli under 35 sono caratterizzate da una superficie superiore del 54% rispetto alla media nazionale, generano un fatturato maggiore del 75% rispetto alla media e forniscono un 50% di occupazione extra rispetto al dato medio nazionale. Queste aziende giovani inoltre , prosegue Coldiretti, si caratterizzano per uno spiccato appeal verso il biologico rispetto ai competitor tradizionali anche se il problema di fondo rimane la difficoltà da parte delle nuove generazioni di imprenditori di acquistare e divenire proprietari del capitale terra che solo nel 54% dei casi è di proprietà a fronte di una media nazionale che si attesta intorno al 74%.

Ed è forse con l’intento di svecchiare vecchi e facili stereotipi ed insieme provare a facilitare l’ingresso nel settore agricolo di nuove braccia che è allo studio presso il Ministero delle Politiche Agricole un progetto chiamato “Rinascimento Verde” indirizzato al rilancio dell’agricoltura in Italia tra gli under 40.  Nel concreto, secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro Luca Zaia, si tratterebbe di un programma volto a concedere a giovani agricoltori con meno di 40 anni la possibilità di utilizzare in affitto e a prezzi contenuti terreni di proprietà dello Stato e degli enti pubblici.  Un iniziativa che servirebbe quindi come propulsore per quei soggetti intraprendenti che hanno idee e progetti ma che non dispongono dei mezzi necessari per lanciarsi nel settore.

A ben vedere si tratterebbe di una valida iniziativa capace di consolidare gli ottimi risultati che le aziende agricole caratterizzate da un’età anagrafica giovane stanno conseguendo in questi anni. Un esempio concreto di questo ci viene direttamente dagli “Oscar Green 2009”, ovvero la manifestazione organizzata dai giovani della Coldiretti volta a premiare quelle aziende italiane capaci di coniugare innovazione nel modo di fare impresa e di rispondere in maniera competitiva e puntuale alle richieste dei consumatori. Se diamo una rapida scorsa ai vincitori della kermesse di quest’anno notiamo come si passi agevolmente da soggetti che offrono e promuovono servizi come il cow pooling che permette a più  famiglie di acquistare fino ad una mucca intera per poi dividersi la carne a piacimento  fino ad arrivare alla masseria ad impatto ambientale zero che si alimenta tramite l’energia sprigionata dagli scarti della potatura degli olivi.

Innovazione, giovani, valori. E’ questa quindi la ricetta alla base di un’agricoltura capace di vincere le sfide del mercato, capace di battere la crisi e di non fermarsi mai, capace di rappresentare un esempio concreto da emulare e non solo una chimera da inseguire. A questo proposito però si rende sempre più necessario da un lato un’opera di svecchiamento culturale capace di abbattere vecchi e dannosi stereotipi e dall’altro una cultura della volontà e da parte dei protagonisti della vita pubblica e politica così da non tarpare le ali a progettualità che hanno tutte le carte in regola per crescere, prosperare e diventare un perno fondamentale della nostra economia.  

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