Nelle scorse settimane si è svolto a Bologna
Sana 2009, 21°Salone Internazionale dedicato al
Naturale, durante il quale si è cercato di fare il
punto della situazione riguardo a tutte quelle attività
italiane e non solo che fanno della sensibilità bio
il proprio punto di forza.
Estremamente interessante appare il ritratto
del settore agricolo biologico per quanto riguarda l’Italia:
Nel primo semestre 2009 infatti il
Sinab ha comunicato che il
comparto bio ha registrato su base annua un incremento delle
attività del 7,5% pari ad un valore complessivo dell’intero
settore che oggi si attesta tra i 2,8 ed i 3 miliardi di
euro. L’Europa intera rappresenta il principale mercato
mondiale di riferimento per i prodotti biologici con
Germania, Gran Bretagna, Francia ed Italia che fungono da
locomotive e leader per quanto riguarda l’agricoltura senza
chimica. Se poi guardiamo ancora più al dettaglio notiamo
che l’Italia con il suo milione di ettari adibiti a
superficie bio occupa il quarto posto nella
classifica mondiale (dopo Austrialia, Argentina, Brasile
Cina e Stati Uniti) ed il primo posto in Europa ( seguita da
Spagna, Germania e Gran Bretagna) per quanto riguarda lo
spazio concesso sul totale della propria superficie
coltivabile all’agricoltura biologica.
Questi dati non fanno che confermare una
tendenza in pieno sviluppo e che riesce a radicarsi
nonostante la fase di recessione che ha colpito la gran
parte dei mercati economici mondiali dalla fine del 2008 ad
oggi.
In concreto possiamo dire che nonostante la
fase generalizzata di flessione dei consumi che si è
registrata nei primi mesi del 2009 per quanto riguarda la
maggior parte dei prodotti acquistati dalla famiglia
italiana media (abbigliamento, elettrodomestici, tv), questo
fenomeno non ha minimamente intaccato le abitudini di
acquisto che riguardano la tavola, il mangiare, i prodotti
della terra. Secondo quanto rilevato dall’Ismea
infatti la vendita di beni ortofrutticoli ha segnato nei
primi sei mesi di quest’anno un incremento del 19.8%
rispetto all’anno passato a cui bisogna aggiungere un +24,3%
per quanto riguarda la vendita di uova e un +11,6% delle
bevande.
Le cifre nella loro nuda semplicità
basterebbero a suggerire l’idea che il settore agricolo
italiano non è più la Cenerentola delle attività economiche
di un Paese che vuole votarsi solamente ai dettami di
un’economia aggressiva e priva di valori. I dati infatti
sottolineano prima di tutto il costante aumento di interesse
da parte dei nuclei famigliari verso un settore come quello
dell’agricoltura biologica che fa dell’innovazione e dei
valori il proprio punto di forza oltre che di distinguo.
Se consideriamo la nostra Penisola accade
però di dover ancora fare i conti con un vecchio pregiudizio
culturale che ammorba l’opinione pubblica ovvero quello
secondo cui parlare di agricoltura significa evocare un
vetusto sistema di attività che nell’immaginario collettivo
sono ancora legate alla figura della zappa e della vanga. A
supporto di questa, sconsolante, tesi ci arrivano infatti i
dati resi noti dal Ministero per le Politiche Agricole che
per voce dello stesso ministro
Luca Zaia
ha fatto sapere recentemente che delle 1.700.000 aziende
agricole italiane solo il 10% ha imprenditori con meno di
40anni.
Si rende quindi necessario un ripensamento dell’intero
settore che sappia da un lato sfruttare l’interesse vieppiù
crescente dimostrato dai consumatori verso un comparto che
fa di alcuni valori la propria bandiera e che dall’altro
sappia trasmettere una nuova immagine di sé capace di
solleticare l’interesse dei più giovani. Lo stereotipo del
contadino “cafone”, di siloniana memoria, non ha infatti
nulla a che vedere con una realtà in cui si combina
l’utilizzo di nuove tecnologie e ricerche per saper far
fruttare al meglio ciò che Madre Natura mette a
disposizione.
L’interesse da parte delle giovani leve verso il settore
agricolo è comunque un trend destinato a rafforzarsi se,
come recentemente ha messo in luce Coldiretti, attualmente
sono quasi 100 mila i giovani al di sotto dei 35 anni che si
trovano a tenere le redini di aziende agricole che
rappresentano le frange più dinamiche del comparto agricolo
italiano. Secondo un’indagine condotta dall’organizzazione
degli imprenditori agricoli le aziende gestite dagli under
35 sono caratterizzate da una superficie superiore del 54%
rispetto alla media nazionale, generano un fatturato
maggiore del 75% rispetto alla media e forniscono un 50% di
occupazione extra rispetto al dato medio nazionale. Queste
aziende giovani inoltre , prosegue Coldiretti, si
caratterizzano per uno spiccato appeal verso il biologico
rispetto ai competitor tradizionali anche se il problema di
fondo rimane la difficoltà da parte delle nuove generazioni
di imprenditori di acquistare e divenire proprietari del
capitale terra che solo nel 54% dei casi è di proprietà a
fronte di una media nazionale che si attesta intorno al 74%.
Ed è forse con l’intento di svecchiare vecchi e facili
stereotipi ed insieme provare a facilitare l’ingresso nel
settore agricolo di nuove braccia che è allo studio presso
il Ministero delle Politiche Agricole un progetto chiamato
“Rinascimento Verde” indirizzato al rilancio
dell’agricoltura in Italia tra gli under 40. Nel concreto,
secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro Luca Zaia,
si tratterebbe di un programma volto a concedere a giovani
agricoltori con meno di 40 anni la possibilità di utilizzare
in affitto e a prezzi contenuti terreni di proprietà dello
Stato e degli enti pubblici. Un iniziativa che servirebbe
quindi come propulsore per quei soggetti intraprendenti che
hanno idee e progetti ma che non dispongono dei mezzi
necessari per lanciarsi nel settore.
A
ben vedere si tratterebbe di una valida iniziativa capace di
consolidare gli ottimi risultati che le aziende agricole
caratterizzate da un’età anagrafica giovane stanno
conseguendo in questi anni. Un esempio concreto di questo ci
viene direttamente dagli “Oscar
Green 2009”, ovvero la manifestazione organizzata dai
giovani della Coldiretti volta a premiare quelle aziende
italiane capaci di coniugare innovazione nel modo di fare
impresa e di rispondere in maniera competitiva e puntuale
alle richieste dei consumatori. Se diamo una rapida scorsa
ai vincitori della kermesse di quest’anno notiamo come si
passi agevolmente da soggetti che offrono e promuovono
servizi come il cow pooling che permette a più famiglie di
acquistare fino ad una mucca intera per poi dividersi la
carne a piacimento fino ad arrivare alla masseria ad
impatto ambientale zero che si alimenta tramite l’energia
sprigionata dagli scarti della potatura degli olivi.
Innovazione, giovani,
valori. E’ questa quindi la ricetta alla base di
un’agricoltura capace di vincere le sfide del mercato,
capace di battere la crisi e di non fermarsi mai, capace di
rappresentare un esempio concreto da emulare e non solo una
chimera da inseguire. A questo proposito però si rende
sempre più necessario da un lato un’opera di svecchiamento
culturale capace di abbattere vecchi e dannosi stereotipi e
dall’altro una cultura della volontà e da parte dei
protagonisti della vita pubblica e politica così da non
tarpare le ali a progettualità che hanno tutte le carte in
regola per crescere, prosperare e diventare un perno
fondamentale della nostra economia.