Ok, non siamo fuori dal
tunnel ma
un barlume di luce si inizia a vedere. Se il peggio è
passato, almeno nel senso della caduta libera, la ripresa si
preannuncia lenta e faticosa. Anche solo per tornare ai
livelli di due anni fa il percorso è tutto in salita e
disseminato di insidie.
Per quanto dolorosa, la crisi è durata troppo poco. Siamo
impazziti? No, tutt'altro. E cercheremo di spiegarci meglio.
La crisi è durata troppo poco per cambiare radicalmente le
nostre abitudini. Abbiamo preso un bello spavento, abbiamo
ridotto alcuni nostri consumi (e nemmeno questo è sempre
vero), abbiamo prodotto meno (ma non meglio), abbiamo
cercato di barcamenarci, ma tutto sommato abbiamo fatto il
possibile per mantenere le nostre abitudini.
La crisi ci ha cambiati in
meglio? La crisi ci ha portati a riprogettare la nostra vita
in funzione di obbiettivi più sostenibili? Abbiamo imparato
a consumare in modo più consapevole? Abbiamo imparato a
distinguere la qualità dalla quantità? Lo speriamo, ma non
siamo troppo ottimisti.
E proprio questo è il punto, quello da cui vorremmo
ripartire e vorremmo si ripartisse per non ritrovarci tra
qualche mese o qualche anno da capo a dodici. Vorremmo che
non venissero accolti con tanto favore alcuni annunci
recenti: il mercato dell'auto è in ripresa, le banche fanno
di nuovo utili a due cifre (ma hanno mai smesso?), i bonus
riprendono a correre e, magia, migliaia di nuovi televisori
da 50 pollici stanno per entrare nelle case degli italiani.
Intendiamoci, non prendeteci
per talebani della verditudine, integralisti del consumo
consapevole, in tutto c'è una misura. Consumare non è un
fatto negativo, ci mancherebbe altro, ma consumare bene è
meglio che consumare tanto.
Ci piacerebbe vedere una ripresa intelligente, guidata e
spinta da bisogni reali, aziende serie che producono buoni
prodotti, una pubblica amministrazione riformata,
consumatori che leggono le etichette di quello che comprano
e valutano i prezzi comparandoli.
Una utopia? Forse no. Facile
da realizzarsi? Assolutamente no. Però la speranza c'è e ci
si può lavorare. Un po' come dopo un infarto lo scampato al
pericolo smette di fumare, si mette a dieta, mangia meno e
meglio, comincia a fare attività fisica regolare. E comincia
ad avere con il suo prossimo dei rapporti più morbidi ed
amichevoli. Lo spavento lo abbiamo preso tutti, ora cambiamo
vita...