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Fermatevi un istante e guardatevi intorno, quanti oggetti in
plastica potete contare?
Dieci, magari venti...forse di più. Sedia, tavolo, computer, penna,
borsa (la famosa pelle ecologica), scarpe, indumenti vari: dalle
mutande in microfibra al maglione in pile, la bottiglia dell'acqua,
il cellulare...ecc
Siamo talmente circondati dalla plastica da non rendercene nemmeno
più conto, quello che oggi per noi è scontato, solo 50 anni fa non
esisteva neppure. I nostri genitori indossavano maglioni di lana e
scarpe di cuoio e scrivevano su tavoli in legno e di certo non
bevevano in bicchieri di polistirene.
La plastica è utile per moltissime cose, alcuni oggetti non
esisterebbero se non fosse per le infinite mutazione di questo
incredibile materiale. La sua funzionalità è indiscutibile, può
diventare dura, morbida, sottilissima, resistente, infrangibile,
soffice e sopratutto è bravissima ad imitare altri materiali più
costosi come pelle, pietra, legno pur rimanendo economica.
Tutte le materie plastiche sono composti complessi del carbonio e
vengono prodotte nella maggioranza dei casi dal petrolio, sono
polimeri, cioè ripetizioni di lunghe catene di molecole base. Anche
la cera, la cellulosa e il caucciù sono polimeri ma a differenza di
quelli sintetici sono materie biodegradabili.
E' questo il vero problema plastica: è indistruttibile. Purtroppo lo
è in tutti i sensi, una busta della spesa ha una vita quasi eterna.
Noi di plastica ne produciamo, circa 100 milioni di tonnellate
annue, e ne consumiamo tanta ad un costo irrisorio, malgrado
l'aumento del petrolio rimane un materiale molto conveniente. E
questo è il secondo problema: costa poco. Compriamo, usiamo,
buttiamo, ricompriamo.
Pensiamo agli imballi, che assorbono il 60% della produzione di
materie plastiche,
avrebbero una vita lunghissima, ma noi ce ne sbarazziamo in
brevissimo tempo buttandoli nella spazzatura. A ben poco di quello
che gettiamo via viene data un' altra possibilità, spesso il riciclo
è costoso e complesso. E allora come sbarazzarcene ?
Bruciarla non si può, rilascerebbe diossina, sostanza letale che
incontriamo già troppo spesso nel nostro belpaese. Sarebbe bello
creare un materiale che finito l' uso si smaterializzasse, pensate
niente più sacchi della spazzatura ne tantomeno spazzatura.
Questi materiali fantascientifici esistono già (vi ricordate i
sacchetti di mais?) ma per ora hanno un costo dal 2 al 10 per cento
superiore alla nostra famigerata plastica, e perciò non vengono
considerate.
Le vere alternative sono poche, sicuramente quello che possiamo fare
per evitare di finire "plastificati" anche noi è evitare di comprare
alimenti con imballi. Lo sapete che spesso il contenitore vale 1/3
del prezzo ?
Niente confezioni, scatolette o bottiglie, i prodotti sfusi
alleggeriranno la vostra 'monezza ma non il portafoglio! Il
contenuto non deve essere un pretesto per vendervi l'imballo!

Ad illuminarci la via c'è
Christine Jeavans che per un mese si è imposta di vivere senza
comprare niente fatto di plastica, la sua impresa seguitissima è
stata documentata in un blog della BBC.

Un'altra impresa interessante, che ha lo scopo di far crescere
l'attenzione sullo stato di inquinamento dei nostri Oceani, è
Junk. Imbarcazione realizzata con 15,000 bottiglie di plastica e
un Cesna 310, partita dalla California il 9 Agosto e diretta ad
Honolulu.
Se siete meno temerari potete emulare i coniugi inglesi John e Ann
Till, che raccogliendo per tre mesi bottiglie e lattine, sono
riusciti a convertirle in 36,000 miglia della British Airways e così
permettersi il volo di ritorno in Business Class da New York al
termine della luna di miele.

Loro sono riusciti a realizzare questo sogno grazie alle macchinette
per il riciclo automatico fuori dalla catena inglese di supermercati
Tesco, che permettono di accumulare punti per ogni oggetto
inserito.
In Italia un progetto simile è quello della piemontese
Recoplastica, che opera nel ramo del riciclo. L'azienda nata nel
2006 si pone come missione la semplificazione della gestione dei
rifiuti dei cittadini e la loro valorizzazione. Attraverso la
creazione di eco-punti, negozi che comprano i nostri rifiuti. Certo
i guadagni sono pochini ma come di questi tempi tutto fa' brodo. |