Il 14 luglio 2009
l'Authority
per l’Energia elettrica ed il gas ha presentato il suo “Rapporto
annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta”, 32 pagine in cui
Alessandro Ortis, presidente dell’organismo di vigilanza, fa il
punto sullo stato di salute dell’energia in Italia.
L’Italia, rileva Ortis, è un Paese
che risente ancora di una forte dipendenza estera per quanto
riguarda l’approvvigionamento energetico. In particolare l’85% del
nostro fabbisogno energetico, scrive l’Authority, è legato alle
importazioni estere con un 70% che riguarda gli idrocarburi.
Il quadro che emerge è quello di
un Paese che dipende fortemente dal petrolio estero e che per questo
continua ad essere vittima di una serie di variabili che incidono
direttamente sulla nostra vita quotidiana. Le cicliche crisi
economiche, le oscillazioni del prezzo del petrolio, i costi legati
all’estrazione, al trasporto e alla distribuzione del greggio sono
tutti elementi che incidono a fine mese sulle voci delle nostre
bollette. E se da un lato, afferma l’Authority, e’ possibile frenare
la crescita dei prezzi con misure una tantum, tuttavia è
necessario affrontare la questione energetica a monte ovvero
ripensare il modo in cui l’Italia si rifornisce e produce energia.
Per poter costruire una via
italiana all’autonomia energetica, continua Ortis, è necessario fare
i conti con una burocrazia troppo lenta che troppo spesso blocca od
ostacola gli investimenti, soprattutto per quanto riguarda i network
energetici. Se poi si considera che oltre alla burocrazia ci si
mette di mezzo un impianto legislativo piuttosto rigido e vetusto
per ciò che riguarda il comparto idroelettrico o del gas naturale,
le cose diventano ancora più difficili. La normativa in vigore
infatti, rileva l’Authority, determina una eccessiva frammentazione
della rete di distribuzione che determina una infinità di attori nel
mercato senza collegamento fra loro e che rischiano di intasare il
mercato invece di farlo funzionare al meglio.
Le risposte che individua
l’Authority per uscire dalla palude in cui versa il sistema
energetico italiano sono di due tipi: da un lato è necessario agire
nell’immediato creando una Borsa europea del petrolio capace
di contrastare l’estrema volatilità dei prezzi del greggio ma resta
aperto il grande nodo delle fonti rinnovabili. Secondo l’Authority è
necessario infatti che l’Italia risponda e si adegui alle decisioni
emerse in sede Ue per attuare una politica di sviluppo sostenibile
incentrata su risparmio energetico, sulla riduzione delle emissioni
di CO2 e dell’effetto serra.
A leggere bene queste 32 pagine
piene di dati e considerazioni sembra che dal dopoguerra ad oggi non
si sia mossa una foglia; sembra solo ieri infatti che Enrico Mattei
e la sua Eni cercavano di dare una risposta alla debolezza del
sistema energetico italiano e oggi, a distanza di decenni, siamo
ancora qui a prendere atto di un’ovvietà: l’Italia non è capace di
reggersi sulle proprie gambe per quanto riguarda la produzione e l’
approvvigionamento energetico.
Ora staremo a vedere come si
muoverà il Paese nei prossimi mesi, al momento la parola d’ordine è
soprattutto quella del ritorno al nucleare, una sfida che
sembra creare malumori in seno alla stessa maggioranza governativa
italiana (ancora infatti non si capisce chi sorveglierà le nuove
centrali nucleari, se un Commissario straordinario alle dipendenze
dell’esecutivo o il Ministero dell’Ambiente). Ma una cosa ci
colpisce: in queste 32 pagine fitte di dati e considerazioni si
parla solo ed unicamente di petrolio e non si fa quasi mai cenno
alle potenzialità e alle prospettive di crescita delle fonti
rinnovabili salvo riconoscere in punta di piedi, a voce bassa, come
fosse un lapsus, che l’Italia si impegnerà a rispondere alle
decisioni emerse in sede Ue per quanto riguarda lo sviluppo
sostenibile ed il risparmio energetico.
Forse sarebbe ora di cambiare
rotta, se non altro per non ridarsi appuntamento tra 12 mesi e
rileggersi altre 32 pagine piene di dati, tabelle e considerazioni
che ancora una volta dicono le stesse identiche cose.