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Ok, sono le 7:30 di un giorno feriale. Vi siete alzati
alle 6:45, vi siete lavati e vestiti. Avete fatto colazione come piace a
voi. Ora però non cercate le chiavi della vostra auto, il casco per il
motorino o la tessera del bus per andare in ufficio. Sedetevi in
poltrona e godetevi mezz'ora di notiziari alla radio.
E poi? Il lavoro? Il lavoro lo cominciate alle 8:30, solo che lo farete
da casa vostra in telelavoro e non in ufficio. Avrete consumato zero
carburante, zero minuti nel traffico, zero accidenti nel traffico e zero
stress da "la miseria, anche oggi arrivo in ritardo chissà a che ora
riesco ad uscire". Non sarà proprio come come stare in vacanza, ma certo
rispetto alla vostra giornata abituale sarebbe un bel passo avanti.
Pensate anche solo all'impatto che avrebbe sul traffico delle grandi
città se il 20% di noi lavorasse da casa propria.
Ovvio che il telelavoro non può essere per tutti. Se lavorate in una
fabbrica non potete portarvi a casa una sezione della catena di
montaggio e se lavorate ad uno sportello aperto al pubblico dubito
possiate affacciarvi in finestra e dare lo stesso servizio. Ci sono però
in Italia migliaia e migliaia di lavoratori dipendenti ed autonomi che
potrebbero svolgere il loro lavoro in telelavoro senza alcuna perdita di
efficienza o qualità.
Ne guadagnerebbe il lavoratore, ne guadagnerebbe l'azienda, che comunque
sostiene costi molto importanti per ogni "posto di lavoro" che deve
attrezzare. Fate un rapido conto di quanto costa, ragionando a 4-5000
euro al metro quadro, il solo spazio fisico occupato da scrivania e
poltroncina. Ma allora
perché si telelavora così poco? Perché in altri paesi la percentuale di
telelavoratori è tanto più alta che in Italia? Le ragioni sono tante,
alcune anche giustificate, ma molte sono superabili ripensando il
telelavoro e non semplicemente cambiando il luogo di lavoro.
Telelavorare non è come lavorare in ufficio: è vero che potete farlo in
pantofole, ma non è detto che sia sempre un bene. Passate un mese
davanti al PC in vestaglia a sbrigare pratiche d'ufficio senza avere
alcun contatto con il mondo esterno e mi direte. Fatevi infettare dal
virus iper-produttivo e lavorerete dodici ore al giorno anziché sei.
Trasformandovi in una sorta di mostro, metà uomo, metà PC.
Se invece il telelavoro venisse ripensato ed organizzato usando gli
strumenti che la tecnologia ci rende disponibili sarebbe già diverso. Se
possiamo usare Skype, le chat, i social-network per rimanere vicini ad
amici e parenti, e lo facciamo ormai in tantissimi con naturalezza, perché non fare lo stesso con i colleghi? Ci manca il
"contatto"? Incontriamoci in ufficio una volta la settimana. Ci manca lo
scambio quotidiano con il capoufficio o i colleghi? Una breve videochiamata e avremo
ottenuto lo stesso risultato. Che senso ha farsi due ore di traffico in
auto per un'ora di riunione? Nessuno.
Si tratta insomma di riprogettare il modo di lavorare, non solo il luogo
di lavoro, utilizzando i mezzi tecnologici che sono ormai alla portata
di ogni azienda anche piccolissima. E si può fare in molti modi, se
pensate che in Svezia e Gran Bretagna sono attivi da anni addirittura
dei "centri per il telelavoro", ovvero degli spazi nei quali
chi abita in una determinata zona si può recare per trascorrere la
giornata lavorativa in spazi individuali attrezzati a pochi minuti da casa. |