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Banda larga: facciamo
il punto
L'Italia è pronta a cogliere la sfida della Rete ad alta
velocità?
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Sandro Zinani
16/11/2009
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A marzo 2009 il consulente del Governo Francesco
Caio invia al Ministero dello Sviluppo
Economico un rapporto sullo stato di salute della banda
larga in Italia, uno studio da cui emerge il quadro di una
Penisola drammaticamente in ritardo in fatto di rete ad alta
velocità. In quello che successivamente è stato ribattezzato
“Rapporto Caio” si evidenzia infatti l’assoluta necessità
del varo di un piano nazionale di investimenti mirati ad
adeguare l’Italia al resto dell’Europa per quanto riguarda
l’offerta e la copertura di Internet veloce.
In particolare Caio rileva che ancora oggi il 12% di
italiani non ha accesso ai servizi di Internet ad alta
velocità, un dato questo che sconfessa quanto sostenuto in
precedenza da Telecom Italia secondo la quale l’Adsl serve ormai
il 98% della popolazione italiana. Per il superconsulente
del Governo l’Italia è nei fatti dotata di una “finta banda
larga”: la maggior parte delle connessioni infatti viaggia
al di sotto del megabit/secondo, attestandosi nella
maggioranza dei casi a 640 Kbps. Anche per quanto riguarda
le cosiddette “Adsl velocissime” (20 megabit/secondo),
rileva sempre Caio, la situazione è ugualmente imbarazzante
visto che raramente le stesse riescono a raggiungere una
velocità effettiva pari a 10 megabit/secondo. Il “Rapporto
Caio” si chiude quindi con l’invito ad istituire un piano di
finanziamenti compresi tra 1,2-1,3 miliardi di euro così da poter assicurare anche ai quel 12% di
italiani che ancora non dispongono dei servizi di rete ad
alta velocità una soglia minima pari a 2 megabit/secondo
entro il 2011. Rilevazioni che, tra le altre cose,
troveranno successivamente una conferma sostanziale nel
Rapporto Preliminare sullo stato della banda larga
in Italia stilato da
Between ed Epitiro.
Il Governo successivamente prova a rispondere alle
obiezioni contenute nel “Rapporto Caio” con l’ideazione del
cosiddetto “piano Romani”, dal nome del vice ministro per lo
Sviluppo con delega alle Comunicazioni. Nel dettaglio il
piano punta ad assicurare a tutti gli italiani entro il 2012
la copertura della banda larga fornendo un servizio compreso
tra i 2 ed i 20 megabit/secondo. Nei piani del vice ministro
si assicurerebbe così a quel famoso 12% di italiani la possibilità di
accedere ad un minimo di alta velocità garantita e nello
stesso tempo si garantirebbe a tutti gli altri un livello
di servizi e coperture in linea con gli standard europei.
Il “piano Romani” prevede quindi uno stanziamento di 1,5
milioni di euro così suddivisi: 763, 85 milioni destinati
alla realizzazione di opere civili e relativa fornitura di
materiali, 617,66 milioni di euro in forniture di hardware e
software e ,per concludere, 89,91 milioni di euro in
attività di progettazione. Un progetto che complessivamente
vedrebbe coinvolti 50.000 lavoratori nei 4 anni necessari ad
eseguire i lavori.
La doccia gelata arriva però ad inizio novembre quando il
Governo stesso per bocca del sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta comunica che il Cipe, ovvero il
Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica,
non intende sbloccare la prima tranche di 800 milioni
prevista dal “Piano Romani” e decide quindi di legare le
sorti dei fondi alla fase di recessione in atto: in
sostanza,sostiene il Cipe, i fondi verranno sbloccati non
appena la crisi economica sarà passata. L’annuncio genera malumori in
seno alla stessa compagine governativa: il ministro dello
Sviluppo Economico Claudio Scajola invita infatti il premier
Berlusconi a considerare l’impatto positivo sull’occupazione
derivante dallo stanziamento degli 800 milioni di euro e
quantificabile in 50.000 nuovi posti di lavoro. Il
dietrofront però è ormai di dominio pubblico e alimenta una
selva di malumori trasversali: Confindustria e Confcommercio
invitano il Governo a fare marcia indietro e sulla stessa
linea si inseriscono gli appelli delle società di servizi e
contenuti multimediali come Assocomunicazione, Aesvi e
Fedoweb seguiti dalle associazioni dei consumatori fino ad
arrivare alle associazioni di advertising online quali Iab,
Upa, Assorel, Fcp, Assointernet.
Il nodo sui finanziamenti dovrebbe sciogliersi nei prossimi
giorni, al momento l’ipotesi più accreditata è quella che si
arrivi ad un compromesso che accontenti tutti: se è
difficile che vengano sbloccati in toto gli 800
milioni di euro previsti originariamente dal “Piano Romani”,
è altresì probabile che si arrivi ad una dilazione della
cifra in tranche separate così da arrivare ad una prima
erogazione di 200-250 milioni di euro entro la fine
dell’anno. Una soluzione questa che sembrerebbe per il
momento accontentare lo stesso Paolo Romani che in questi
giorni ha fatto sapere ai giornali che lo sblocco di una
parte dei fondi sarebbe un segnale importante che
testimonierebbe tra le altre cose l’attenzione del Governo
verso una materia così strategicamente vitale, per
occupazione ed innovazione tecnologica, come la banda larga.
Nell’attesa di nuovi sviluppi non si può non prendere atto
della lentezza con cui l’Italia si confronta con il resto
dell’Europa per quanto riguarda la materia. Nella maggior
parte degli Stati Membri infatti sono già presenti da anni
piani volti a sostenere e diffondere la cosiddetta “banda
larghissima” (50-100 megabit/secondo). Entro il 2014 la
Germania dovrebbe infatti portare Internet ad altissima
velocità al 75% della popolazione, entro il 2012 saranno
dotate di banda larghissima 4 milioni di case in Francia ed
infine ecco arrivare pochi giorni fa l’annuncio della
Finlandia che assicurerà entro il 2015 a tutti gli abitanti
del Paese una connessione a 100Mps.
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