AZIENDA ETICA
Condivisione degli
utili tra impresa e lavoratori
Nessuna bontà o regalia, può essere un
buon affare per tutti. A qualche condizione.
Quale che sia il destino del prossimo futuro, questa crisi
ha portato a nudo alcune debolezze e vizi del nostro modello
di sviluppo e lo sforzo richiesto a lavoratori ed
aziende per risalire la china della crisi è stato e sarà tutt'altro
che lieve.
Tutti i governi hanno adottato
misure di sostegno alle proprie economie più o meno efficaci
e più o meno condivise dalle parti sociali.
La crisi e le risposte che
alla crisi sono state finora trovate hanno evidenziato come
lo sforzo congiunto di capitale e lavoro, in accordo e non
in conflitto, sia fondamentale per accelerare l'inversione
di tendenza e sostenere la ripresa.
Verso la fine dell'estate il Ministro
dell’Economia in carica Tremonti ha rilanciato il tema della
partecipazione agli utili di impresa da parte dei
lavoratori. La proposta ha riscontrato l’appoggio immediato sia del
Ministro del Lavoro Sacconi che delle parti sociali, ad
esclusione della CGIL. Agli inizi di settembre si è aperto un
tavolo di concertazione presso il Ministero del Lavoro al
quale partecipano Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria,
Confsal, Cia, Confapi, Ania, Lega Cooperative, Confcooperative, Cida, Unci, Agci, Confedir, Confedertecnica,
Ciu, Unionquadri, Confail, Confilp, Confprofessioni e Cuq.
Come espresso in
occasione del Workshop Ambrosetti a Cernobbio, da
Marcegaglia ed Epifani le parti
sociali stanno "dialogando" alla ricerca di un
accordo, anche se la contrattazione di secondo
livello, già prevista, permette, sin d'ora, alcuni margini di manovra
nella direzione di una maggiore condivisione dei risultati aziendali.
Sembra che le posizioni delle parti
sociali siano più "vicine" di quelle della base che rappresentano,
forse più consapevoli della necessità di avviare una nuova
stagione delle relazioni industriali.
E' interessante ascoltare la voce della
base espressa sulla rete dove si è creata un’animata
discussione sull'argomento, discussione nella quale hanno trovato posto le opinioni più
disparate.
Analizzando i vari commenti, si evince che il
problema di fondo è la reciproca mancanza di fiducia. La
maggior parte dei commentatori, dal lato dei “lavoratori” manifesta la convinzione che gli imprenditori,
faranno di tutto per non far risultare utili da distribuire
anche a costo di fare un falso in bilancio (tanto è
depenalizzato). I pochi commenti dal lato degli imprenditori
esprimono forti perplessità sia
sulla propensione al rischio d’impresa dei lavoratori che la
partecipazione ai risultati comporta, siano utili o perdite, sia
sulla capacità degli imprenditori di “aprire la gestione
dell’impresa” ad altri, ancorché parte dell’impresa stessa.
Di diversa opinione, è il
Ministro Sacconi che nel
corso di una recente intervista, ha evidenziato l'opportunità di
legare i salari alla produttività dell'azienda anche in un momento
di crisi: "E' proprio in una fase come questa che occorre
condividere la fatica per uscire dalla crisi per poi
condividere i risultati quando arriveranno". Sottolinea
inoltre Sacconi come sia necessario ripensare le relazioni
industriali e del mondo del lavoro per permettere al tessuto
economico italiano di reagire ai mutamenti di scenario
globale con la necessaria tempestività.
L'obiettivo dichiarato del tavolo
di discussione è di redigere un documento condiviso
che funga da "Avviso" e da orientamento per il Parlamento. Rispetto alla
scadenza originariamente fissata, le parti
hanno ancora circa un mese di tempo, anche se l'avvicinarsi
del momento della rinegoziazione dei contratti collettivi di
autunno fa prevedere che tale termine, purtroppo, slitterà
con buona pace dei tempi di risposta della nostra economia.
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