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I dollari sono verdi da sempre, almeno quelli di Zio Paperone. Oggi lo
stesso verde tinge il business di cento tra gli uomini più ricchi al
mondo. Di tutto il mondo, Italia esclusa almeno stando alle classifiche
del Times.
Warren Buffets è il primo su tutti, patrimonio stimato 27 miliardi di
sterline, a credere nell'eolico come nelle batterie ad alta capacità per
veicoli elettrici. Bill Gates si è lanciato negli investimenti sui
carburanti alternativi, probabilmente pensando che anche la fortuna di
Microsoft non è illimitata, così come le risorse fossili del pianeta.
Non crediamo - anche ci piacerebbe pensarlo - che nessuno di questi
paperoni sia mosso da particolare spirito ecologista, quanto che menti
così brillanti e portate per il business, attorniati e coadiuvati dai
migliori analisti, abbiano realizzato che l'insegnamento principale che
viene da questo momento di crisi economica è che se i consumi cambiano
non solo per mancanza di contante ma anche e sopratutto perché siamo
arrivati alla fine di un ciclo - tutt'altro che virtuoso - e che da
domani dovremo ripensare a cosa e come consumare.
Dalle nostre parti non cogliamo ancora segnali altrettanto promettenti
ed i nostri connazionali più danarosi stentano a prendere il coraggio di
gesti decisi. Qualche industriale e qualche finanziere forse incomincia,
ma i ricchi veri tentennano. Quale potrebbe essere l'effetto, anche
mediatico, di un annuncio che Berlusconi si butta in un progetto
"verde"?
Immaginate i titoli dei giornali di domani: "Berlusconi vola come il
vento" "Berlusconi: è nel sole il nostro futuro" "Geotermia: Berlusconi
imbriglia il vapore".
Bello sarebbe, e per un istante vogliamo sperarci. In fin dei conti,
quelli fatti con Euro e Dollari sonanti, se il business c'è davvero come
sembra perché non potrebbe essere verosimile?
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