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Una moderna arca di Noè per salvare gli animali. Solo quelli con lo
sponsor, o meglio quelli che fanno da sponsor. Si chiama
Save Your Logo, ed è un’iniziativa proposta dal Global Environment
Facility (GEF)
e appoggiata dalla
Banca
mondiale e dall’Unione internazionale per la conservazione
della natura (IUCN).
Lo scopo? Ottenere una sorta di diritto d’autore da parte delle aziende
per lo sfruttamento commerciale, nei loro loghi, dell'immagine degli
animali.
La prima ad aderire la Lacoste, che proprio sul coccodrillo ha fondato
la sua immagine, e ora si aspettano le altre, dal leone della Peugeot
alla farfalla di Msn, dalla Jaguar alla Puma. L’obiettivo della campagna
è raccogliere un milione e mezzo di euro in tre anni da destinare a
progetti di conservazione e a creare il primo osservatorio globale per
la biodiversità.
Per una volta gli animali “marchiati” sorrideranno, perché qualcuno si
sta interessando finalmente a loro, rivolgendo l’attenzione del
pubblico, grazie a questa iniziativa dal forte impatto mediatico, sulla
salvaguardia delle specie animali. I dati sulla biodiversità che
forniscono i promotori del GEF sono allarmanti: a rischio estinzione c’è
un volatile su otto, un mammifero su quattro e un anfibio su tre. Si
stima che, in assenza di sostanziosi investimenti per la tutela
dell'ambiente, tra il 15 e il 37 per cento delle specie oggi esistenti
entro il 2050 potrebbero scomparire.
Inizia così, con Save Your Logo, la caccia all’animale. Ma non ha niente
a che vedere con un Safari. Tutti sono invitati a suggerire l’animale
“loggato” in un brand commerciale per poter poi andare dalle aziende a
chiedere i “diritti” dell’animale in questione.
Sicuramente l’iniziativa avrà successo, perché sempre di pubblicità si
tratta. Se si escludono l’introvabile leone alato delle Generali e
l’irreperibile cane a sei zampe dell’Agip, gli unici animali che al
momento sembrano tagliati fuori dall’iniziativa Save Your Logo sono il
toro e l’orso, simboli della Borsa. Probabilmente già fuggiti in cerca
di loghi migliori.
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